È considerato tra gli uomini più ricchi d’Italia, pur sedendo su una montagna di debiti alta 11 miliardi di dollari. Andrea Pignataro, bolognese classe 1970, è il fondatore del gruppo Ion, il conglomerato fintech che gestisce informazioni e dati della finanza globale. Forbes stima il suo patrimonio in oltre 42 miliardi; solo in Italia Ion controlla Cerved, Cedacri, List e Prelios, oltre a poter contare partecipazioni bancarie tra le quali il 32% nella Cassa di Volterra.
La galassia societaria è articolata con satelliti che orbitano in tutto il mondo, ma alla fine le sue aziende operative confluiscono per la gran parte in Ion Platform Investment Group, holding di diritto irlandese con sede in Hatch Street Upper a Dublino. Il 2025 è stato un anno chiave per Ion Platform: il gruppo ha prima accorciato la catena di controllo per poi ristrutturare il debito, allungando la scadenza delle obbligazioni anche fino al 2032. A dicembre Ion Platform aveva in pancia debiti per 10,95 miliardi di dollari, con oneri finanziari per 952 milioni. La società, che ha chiuso i conti con una perdita di 63 milioni, per ripagare gli oneri sul debito ha dovuto spendere il 40% dei ricavi, che nel 2025 sono cresciuti del 2,2% a 2,37 miliardi. Il meccanismo potrà funzionare anche nei prossimi anni: la vendita di licenze ricorrenti a lungo termine, che garantisce visibilità sul futuro, vale l’81% del fatturato e assicura incassi minimi per 1,65 miliardi (+20% rispetto al 2024). Il margine operativo lordo è però fermo a 1,27 miliardi, oltre otto volte inferiore all’ammontare complessivo del debito.








