Al Ninfea Festival ai Laghi di Monticchio
Mike Zeta
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Esattamente mille sono le sfumature e le energie che caratterizzano la voce e lo stile di Elisa Pucci in arte Mille. L’ho incontrata in Basilicata, ad uno dei festival che danno vita a luoghi incantanti come quello dei Laghi di Monticchio dove la natura si specchia in acque vulcaniche. Sono al Ninfea Festival, è sera, c’è poca gente, si parla di arti visive, di spopolamento delle aree interne e i ragazzi che hanno promosso l’evento mi raccontano, con un po’ di amarezza, della necessità di continuare negli anni avvenire perché sentono loro quel lembo di terra che rappresenta un salotto naturale per confronti e divulgazione culturale.
C’è poca luce, qualche stand di prodotti locali e un led che proietta un razzo. Una sirena si muove lenta verso il centro della platea che piano piano si raccoglie intorno al palcoscenico, è lei, Mille, con i suoi capelli rossi e i tratti che ricordano le bellezze irlandesi. Dalla sua voce si alza un canto, una melodia per riscaldare la voce, provare nuovamente l’acustica e attrarre a sé il pubblico. Abito nero, stretto, aderente, una tuta che rievoca i costumi degli anni 70 e veli che lasciano intravedere la naturale bellezza di una donna forte delle sue parole, della sua energia e pronta a governare la musica. Pochi secondi e anche in quel luogo lontano della Basilicata si accende il rock, esplode la vitalità e si alza prepotente un vortice fatto di energie cinetiche che cambiano il volto di un Festival che ha saputo investire, il miglior riconoscimento per gli organizzatori. Una band forte, giovane, in sintonia con ogni passo della frontwoman che racchiude stili riconducibili a Janis Joplin, Debbie Harry, Gianna Nannini, Giuni Russo, Laura Valente, Shirley Manson. È tanta, lei, è grinta e passione e tra chitarre e percussioni si intravede lo spirito di una polistrumentista che trasforma la musica in messaggi di vita, di realtà quotidiane, di sesso e contrasti generazionali, pronta a fregarsene dei canoni imposti da una società programmata e libera di raccontarsi e raccontare le sensazioni vere che l’esistenza le regala.








