Il quadro dell’avanzamento lavori a pochi giorni dalla conclusione del Pnrr appare problematico. Ma anche se tutto dovesse chiudersi nei tempi previsti, resta l’esame più difficile: trasformare gli investimenti in servizi per i cittadini e le imprese.
Il Pnrr è chiuso o no?
Poco più di un mese fa, il 30 giugno, il Pnrr ha chiuso ufficialmente i battenti: entro quella data, infatti, avrebbero dovuto essere conseguiti tutti gli obiettivi finali (ben 159 in totale, di cui 34 milestone e 125 target, più o meno il doppio di quelli previsti per le precedenti scadenze) concordati con l’Unione europea per l’erogazione dell’ultima maxi-rata (la decima) di finanziamento del Piano, 28,4 miliardi di euro.
Ma anche nella sua fase conclusiva il Pnrr si conferma tutt’altro che semplice e lineare. Con la fine di giugno, in realtà, i lavori del Piano non si interrompono, ma proseguono attraverso i diversi margini di flessibilità previsti dalla disciplina europea, con orizzonti temporali più o meno ampi. Come illustrato in dettaglio nelle Linee guida per la conclusione degli interventi emanate a metà aprile dalla presidenza del Consiglio e dal ministero dell’Economia e delle Finanze, resta ancora un margine di almeno due mesi. Certamente i soggetti attuatori – come i comuni, le regioni, i ministeri, Rfi, Anas e altri ancora) avrebbero dovuto, di norma, ultimare i lavori entro fine giugno, ma con qualche deroga, per esempio per gli interventi entrati nel Piano in corsa, con la rimodulazione di fine 2023, insieme con altri “casi limitati ed eccezionali” per i quali è concesso un tempo supplementare, fino al 31 agosto. E comunque sarà dopo l’estate che si verificherà se, e in quale misura, gli interventi del Pnrr con scadenza ufficiale a fine giugno abbiano effettivamente conseguito i milestone e i target europei, così da completare le attività di rendicontazione e presentare entro il prossimo settembre la richiesta di erogazione della rata finale dei finanziamenti.






