Lotta di trincee e di palude. E di tanta retrovia. Il conflitto che sulle due dimensioni del quadro vedrebbe contrapposti il sindaco Roberto Lagalla e la deputata meloniana Carolina Varchi, nella prospettiva svela contrasti e riposizionamenti, fino allo strattone sistematico dentro gli stessi partiti. Fratelli d'Italia, all'ordine del giorno. Tornati sotto la brace i clamori sulla lotteria delle intenzioni della parlamentare e del suo cantiere "Palermo Capitale", alla voce candidatura a sindaco, ieri il tornasole dell'elezione (ostacolata) di Tiziana D'Alessandro alla presidenza della seconda commissione, Urbanistica.
Soltanto tre giorni fa, la cronaca dei dispetti tra anime meloniane, con l'assenza decisiva di due pezzi della maggioranza, che aveva fatto saltare l'elezione della designata di lungo corso D'Alessandro (gradimento bipartisan) vicina al vicesindaco Brigida Alaimo e dunque a Carolina Varchi. Le prime a congratularsi. Per nulla velata la segnaletica verso il disappunto del capogruppo Giuseppe Milazzo, al quale non è piaciuto il rimpastino interno che ha portato, per via del nuovo ruolo di Giampiero Cannella da sottosegretario, sì a Rini alla Cultura, ma pure ad Alaimo come vice Lagalla, preferita a Dario Falzone. Le opposizioni hanno rinunciato al golpe dando però un ultimatum, evaporato con l'elezione. Tutto a posto. No. Il rischio di ulteriore rinvio è tornato, con Rini che ha chiesto di riparlarne lunedì, riaccendendo gli animi di Giulia Argiroffi, Franco Miceli e Rosario Arcoleo. I membri di opposizione. I rumors dicono che Milazzo avrebbe avuto in mente, lui presidente della commissione Bilancio, di atterrare personalmente in commissione Urbanistica. Da presidente. Lasciando la presidenza della prima a Domenico Bonanno di Generazione azzurra Palermo. L'opposizione ha ritirato fuori l'ultimatum e D'Alessandro ha avuto l'unanimità. I tre di opposizione affidano i fatti a una nota: «Davanti all'ennesimo tentativo di rinviare, si è finalmente proceduto al voto, che ha rispettato gli equilibri politici stabiliti dalla stessa maggioranza. Con l'urgenza di affrontare provvedimenti particolarmente delicati, a partire dal Pudm e dal Programma triennale delle opere pubbliche. Sorprende quindi la reazione del capogruppo, apparso visibilmente contrariato dopo aver appreso dell'elezione della consigliera D'Alessandro e arrivato persino a minacciare di bloccare tutti gli atti della commissione. È il segno evidente di una crisi tutta interna che, per oltre due mesi, ha già prodotto ritardi anche nelle nomine di assessori e del vicesindaco. Sarebbe gravissimo se i regolamenti di conti interni continuassero a ricadere sul consiglio comunale e sugli interessi della città, alimentando quello stallo dei lavori che nasce proprio dalle divisioni della maggioranza».







