Una delibera approvata a fine luglio, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria il 5 agosto e destinata a cambiare gli equilibri della diagnostica privata accreditata. Per numerosi piccoli laboratori calabresi quella contenuta nella Dgr numero 446 del 29 luglio 2026 è una vera e propria stretta d’agosto, destinata a imporre in pochi mesi una scelta che potrebbe incidere sulla stessa sopravvivenza delle strutture più piccole. Al centro della vicenda c’è la riorganizzazione della rete dei laboratori privati accreditati e, soprattutto, il parametro delle 200mila prestazioni annue, individuato dalla normativa nazionale come soglia minima di efficienza.

Il provvedimento regionale interviene in maniera specifica sui laboratori che oggi operano attraverso la cosiddetta “Rete a contratto – Tipologia 5”, modello nel quale le strutture aderenti mantengono una propria autonoma capacità di svolgere l’attività analitica. Dal 1° gennaio 2027 quel modello non potrà più essere utilizzato. E per chi non riuscirà ad adeguarsi, la posta in gioco è altissima.

La soglia delle 200mila prestazioni

La delibera richiama una disciplina che parte da lontano. L’Accordo Stato-Regioni del 23 marzo 2011 ha fissato in almeno 200mila prestazioni annue, al netto dei prelievi, la soglia minima di efficienza operativa della diagnostica di laboratorio. La Regione evidenzia inoltre come Ministeri e Comitato Lea abbiano più volte ribadito che quel limite debba essere riferito all’attività analitica svolta da ciascuna struttura sanitaria. È proprio su questo terreno che il modello calabrese della “Rete a contratto” viene considerato non pienamente coerente con l’impostazione nazionale, orientata invece verso l’accentramento della fase analitica. La normativa nazionale, come ricorda la stessa Dgr, prevede che il processo di adeguamento sia progressivamente completato entro il 31 dicembre 2026. Ed è qui che arriva la svolta.