La sfida sull’efficienza e la tenuta dei conti della sanità come terreno di scontro politico tra il governo nazionale e quello regionale pugliese, tra il centrodestra con in prima linea il sottosegretario Marcello Gemmato, e il campo progressista con il governatore Antonio Decaro. Il prossimo spazio di confronto passerà dalla presentazione del «programma operativo» connesso al piano di rientro, strumento per misurare come - stante il buco nel bilancio sanitario pugliese - la Regione intenda intervenire per razionalizzare i servizi al fine di ottenere un contenimento dei costi. Cosa c’è nel «programma operativo»? Generalmente tagli agli sprechi, riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale e rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
Alla vicenda, che ha profili tecnico amministrativi complessi, la Corte dei conti ha dedicato un capitolo nel giudizio di parificazione sul rendiconto generale della Regione, firmato dal presidente Carmela de Gennaro, stante il dialogo tra Bari e Roma sul programma operativa, per cui - secondo fonti interne alla maggioranza - le parti si sarebbero riaggiornate per una riunione ad hoc a settembre. Nel documento della Corte dei conti, invece il «programma operativo» appare come una chimera: «La Regione Puglia - è scritto nella relazione - è in Piano di rientro dal deficit sanitario a decorrere dal 2010. L’accordo è stato siglato in data 29.11.2010: (…) la Regione si è impegnata ad attuare gli interventi individuati nel piano di rientro per il triennio 2010-2012 (approvato con l.r. n. 2/2011). Negli anni successivi, il perdurare delle condizioni di squilibrio finanziario ha reso necessario per la Regione Puglia procedere all’aggiornamento dei programmi operativi». Qui l’esito delle varie correzioni di rotta è stato altalenante: «Dopo l’approvazione del programma 2013-2015, il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi ivi previsti e il persistere di una situazione di squilibrio strutturale hanno portato all’adozione del programma operativo 2016-2018, approvato con delibera di Giunta regionale n. 129 del 6.2.2018». Poi si accende la spia rossa: «Nonostante i ripetuti solleciti dei Ministeri affiancanti, la Regione, negli anni successivi - è specificato nel documento contabile - non ha provveduto ad aggiornare il programma operativo e da ultimo a predisporre il nuovo programma operativo per il triennio 2024-2026». La ricostruzione cronologica delle richieste del Tavolo tecnico e dei rinvii della Regione rivela come il dossier sia davvero rovente: «Già nella riunione congiunta del 26.07.2023, il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza avevano evidenziato la necessità di elaborare con tempestività tale programma. In quell’occasione, la Regione si era impegnata a trasmettere il programma entro la fine di gennaio 2024». A maggio 2024 la proposta di programma operativo della Puglia risulta «incompleta». Le motivazioni? «La Regione, a giustificazione del ritardo, ha addotto l’incertezza in ordine alle risorse finanziarie disponibili, ancora da definire da parte del Governo centrale e, nel corso del giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2024, ha riferito del contraddittorio instaurato con i Ministeri affiancanti relativo al Piano operativo di prosecuzione del Piano di rientro 2025-2027, con ciò ammettendo, implicitamente, come la definizione del programma di interventi fosse ancora in fieri». Nelle successive riunioni di dicembre 2025 e di marzo 2026 «la Regione è stata richiamata al rispetto dell’accordo sottoscritto per il Piano di rientro, evidenziando come, in assenza di un Programma operativo approvato dai Tavoli e formalmente adottato, non sarebbe stato possibile esprimere una valutazione positiva su nessun adempimento connesso al citato Piano». C’è stata infine la riunione del Tavolo tecnico il 21 luglio scorso, e anche in quella sede non è stato formalizzato alcun piano operativo, ma solo - secondo fonti romane - un dcumento di analisi generale.






