HomeReggio EmiliaCronaca"La Festa del Grano era inclusione e collettività"A sette anni dall’ultima edizione, Sara Petrolini, ex organizzatrice assieme al padre Paolo, ricorda il significato dell’eventoA sette anni dall’ultima edizione, Sara Petrolini, ex organizzatrice assieme al padre Paolo, ricorda il significato dell’eventoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguici"La Festa del Grano mi ha insegnato a coltivare le relazioni, ad avere cura dell’altro, ad ascoltare, ad accogliere la diversità, ad essere squadra; mi ha insegnato, soprattutto, la bellezza delle piccole cose". Lo scrive Sara Petrolini, che con il padre Paolo (insieme nella foto) era tra gli organizzatori della storica kermesse di Olmo, nel primo giovedì di agosto: il giorno in cui avrebbe dovuto cominciare la 43ª edizione della Festa del Grano. Un appuntamento fermo dal 2019 e il cui futuro resta legato al contenzioso tra il Circolo Acli San Vitale e il Comune di Gattatico sulle strutture abusive dell’area di via Isonzo. Dopo il rigetto del ricorso da parte del Tar di Parma, a fine agosto è stata fissata l’udienza davanti al Consiglio di Stato.

Nel giorno in cui il campo avrebbe dovuto tornare a riempirsi di volontari e visitatori, Sara sceglie però di lasciare da parte la battaglia giudiziaria e di raccontare ciò che la Festa ha rappresentato: "Alle ore 19 avremmo acceso il motore, felici di aver reso concrete tutte le idee maturate nell’anno di lavoro dietro le quinte e di poterle affidare al nostro pubblico. In questi anni senza Festa ho spesso ragionato intorno al senso di appartenenza. Perché Festa del Grano era, prima di qualsiasi altra cosa, appartenere a quel campo". Un campo di una piccola frazione della pianura, capace per quasi quarant’anni di richiamare migliaia di persone: "In un paesino sperduto della Pianura Padana, che conta più capi di bestiame che abitanti, c’era un gruppo di persone che dal 1981 ha saputo portare avanti un progetto il cui obiettivo era sentirsi parte di qualcosa".