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Si sta imboccando la strada per un'aggregazione, con le modalità che potranno essere individuate, tra le meno e le più intense, tra il Crédit Agricole e il Banco Bpm? Certo, oggi la Bpm paga il grave errore che sarebbe stato compiuto, come si deve dedurre dall'assenza di smentite al riguardo, nel non coinvolgimento del maggiore azionista, l'Agricole appunto, nell'operazione Montepaschi, a maggior ragione perché l'iniziativa si prestava a rilievi sotto diversi aspetti.

Non hanno giovato le voci di una presunta collocazione della Bpm in un'area partitica quando non nordista a cui qui tuttavia non si crede. L'amministratore delegato Giuseppe Castagna ha espresso un giudizio positivo sull'avvio, se vi sarà, di una iniziativa con la banque verte.

Dunque, siamo alla modifica dell'impostazione strategica di quella che fu una delle prime popolari italiane e che per diverso tempo è stata impegnata in ipotesi di aggregazioni - in particolare con Bper, poi appunto con il Montepaschi - che però non sono andate a buon fine.

Un po' ricorda la leggenda della vicenda della Bella di Torriglia: molti tentativi di nozze, ma nessuno realizzato. Ora con l'Agricole si potrebbe profilare una svolta. La banca francese, sin dall'epoca dei rapporti con il San Paolo di Torino e, quindi, con Cariparma, ha sempre mostrato particolare rispetto per l'Italia e per le Autorità del settore.