ROVERETO. I rapporti tra vicine di casa erano deteriorati da tempo, prima con la scelta consapevole di non degnarsi di uno sguardo e poi, quando incrociarsi sul pianerottolo diventava inevitabile, con toni sempre più accesi fino ad arrivare alle ingiurie. E anche più su, agli insulti e poi alle minacce. Tanto che una delle due signore «belligeranti» un bel giorno ha preso la palla al balzo e, di fronte ad una minaccia sentita anche da testimoni, ha deciso di portare la vicenda davanti al giudice di pace denunciando la dirimpettaia.

La frase incriminata - che per qualcuno può essere serenamente inserita nel lessico degli scontri verbali tra persone che, per usare un eufemismo, non si vogliono bene e nemmeno si stimano - lascia poco spazio all'interpretazione: «Il giorno che ti trovo da sola te la faccio pagare... ti ammazzo!». Troppo, secondo la destinataria del periodo incriminato, per non adire alle vie legali. E così le due donne si sono trovate a dover ricostruire anni di dissapori davanti al magistrato onorario Raffaele Moschettino.

L'imputata, però, di raccontare un rapporto di vicinato mai decollato, anzi inasprito in maniera sempre più grave, ne aveva poca voglia e così ha deciso di chiudere il caso prima ancora di aprire in maniera convinta il fascicolo che la vedeva protagonista in negativo di un dibattito troppo sopra le righe.