Il calcio italiano piange la scomparsa di Pippo Marchioro, ex attaccante e allenatore di culto, morto a 90 anni a Cesena, la città che aveva scelto come casa. L’ultimo saluto si terrà sabato alle 10 nella chiesa della Madonna delle Rose.
Milanese di nascita, aveva iniziato la carriera da giocatore proprio nelle giovanili del Milan, per poi proseguire soprattutto tra Serie B e C vestendo le maglie di Lecco, Parma, Pro Patria, Pro Vercelli, Varese, Catanzaro e Legnano.
Il passaggio dalla fascia al bordo campo ha segnato la parte più luminosa del suo percorso sportivo. Dopo l’apprendistato da vice al fianco di veri e propri “maestri” come Nils Liedholm al Milan e Luigi Radice al Monza, ha intrapreso la strada da primo allenatore guidando Verbania, Alessandria e Como.
La svolta è arrivata nel 1975-1976: alla prima esperienza in Serie A, sulla panchina del Cesena, centrò una storica qualificazione alla Coppa Uefa. Un exploit che gli valse la chiamata del “suo” Milan per la stagione seguente, esperienza conclusa però a fine girone d’andata con l’esonero.
Negli anni successivi si affermò come autentico mago delle provinciali. Tornato al Cesena in B, nel 1979-1980 trascinò il Como alla promozione in Serie A e nel 1982 guidò l’Avellino nella massima serie. Memorabile anche la parentesi al Foggia in C1: nella stagione 1987-1988 i rossoneri pugliesi affrontarono in amichevole il prestigioso Real Madrid, uscendo sconfitti 3-1 ma conquistando l’attenzione nazionale per la qualità del gioco espresso contro i Blancos.










