La vicenda attorno a Sebastiano Esposito e al suo discusso addio al Cagliari celerebbe una storia parallela, emersa solo dopo le dichiarazioni dell’agente Melis e confermate da Maurizio Corona, che sarebbe in possesso delle prove.

Il braccio di ferro tra Sebastiano Esposito e il Cagliari ha raggiunto un livello di tensione che va oltre il semplice disaccordo contrattuale, come si era capito all'inizio. Ciò che doveva essere un naturale confronto su un adeguamento di stipendio si è ben presto trasformato in un muro contro muro costruito su accuse reciproche, certificati medici contestati e, soprattutto, di una ricostruzione che parla di sordide manovre, orchestrate verosimilmente dietro le quinte. Al centro di tutto c’è la parola "teatrino", usata in modo esplicito dall’agente del giocatore, Mario Giuffredi e ripresa con forza da Fabrizio Corona, che ha annunciato di avere le prove, attraverso una telefonata, per dimostrarlo.

La rottura e le parole del dg del Calgiari, Melis Tutto precipita quando Sebastiano Esposito non si presenta alla ripresa degli allenamenti con il club sardo che parla di una assenza non autorizzata dal ritiro estivo di Ponte di Legno. L’entourage del giocatore risponde quasi subito replicando che era stato concordato un periodo di stop per stress, supportato da un certificato medico che prescriveva una diecina di giorni di riposo, a seguito di una visita psicologica. E qui scoppia la tensione che porta all'attuale situazione: il direttore generale del Cagliari, Stefano Melis, in un’intervista radiofonica attacca giocatore e entourage in modo plateale, definendo il tutto "qualcosa di più simile a un tentativo di estorsione". La verità di Melis è che il Cagliari aveva proposto un adeguamento importante, tale da rendere Esposito uno dei meglio pagati della rosa, nonostante un contratto in essere fino al 2030 e per risposta avrebbe ottenuto un certificato medico, definito "quantomeno imbarazzante" dallo stesso Melis. Con la conseguenza più classica in questi casi: il giocatore è sul mercato, ma non per volontà della società e solo a cifre congrue e in linea con le richieste economiche avanzate da eventuali pretendenti.