Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiFiliera italiana al collasso tra clima impazzito e import a prezzi stracciati. Api che muoiono a 48 gradi, cera che si scioglie negli alveari, incendi che divorano interi apiari in Sardegna. Non è fantascienza climatica, è la fotografia dell'estate 2026 dell'apicoltura italiana, un comparto che guadagna sempre meno. A certificarlo è il rapporto Honey Cost del Crea, prima indagine statistica europea sui costi aziendali del settore: nel biennio 2023-2024 l'Italia ha prodotto 44mila tonnellate di miele, con una resa media di 19 chili per alveare, ma una redditività che non supera i 65 euro per alveare, a fronte di un costo economico totale vicino a 9,7 euro al chilo.
I costi di produzione e la crisi climatica
«Il periodo si sintetizza con una frase: si produce poco e si vende male», spiega a ItaliaOggi, Riccardo Terriaca, segretario generale di Miele in Cooperativa, che riunisce oltre 10mila apicoltori e 450mila alveari in dodici regioni. «Siamo sempre stati ostaggio delle bizze del clima, ma negli ultimi anni la situazione è diventata insostenibile.
Quest'anno, in particolare in Sardegna, il rischio è stato quello di un collasso totale: con 48 gradi le api sono morte, la cera si è squagliata, gli apiari sono stati distrutti, e ci si sono messi anche gli incendi».













