“Abbiamo documentazione che già nel 1876 si tenne a Verona la prima fiera del vino italiana – esordisce così Federico Bricolo, presidente di Veronafiere dal 2022 –. E conserviamo un manifesto originale dell’anno successivo, il 1877, della seconda edizione della fiera dei vini italiani con macchine e attrezzi enologici”. Verona non è quindi nuova, e la longevità di Vinitaly che il prossimo anno taglierà il traguardo dei 60 anni dalla prima edizione lo dimostra: “Prima degli anni ‘60 la parte vino era inserita all’interno della fiera agricola che facevamo già a quei tempi, collegata col mondo dei viticoltori e dell’enologia”. Poi l’idea fu di far vivere di luce propria una manifestazione fieristica dedicata al vino: il 22 e 23 settembre 1966 debuttavano le ‘Giornate del vino italiano’.

Da allora di vino nei bicchieri ne è stato versato tanto, per non dire quanta acqua è passata sotto ai ponti. A pochi giorni dalla seconda tappa calabrese di ‘Vinitaly and the city’, in programma a Reggio Calabria l’8 e il 9 agosto, Il Gusto ha intervistato il presidente di Veronafiere, ente organizzatore di Vinitaly e delle sue declinazioni. Manca poco ai 60 anni da quella che sarebbe stata la prima edizione, il prossimo anno si terrà infatti il 59esimo Vinitaly (ricordiamo che l’edizione 2020 non ebbe luogo per le restrizioni dovute al Covid19): “Veronafiere è cresciuta nel tempo, diventando un riferimento perché è sempre riuscita a cogliere i trend del settore – ha proseguito Bricolo –. Ma anche per la sua visione di sviluppo nel mondo del vino, non solo nei confini nazionali ma anche nella grande proiezione internazionale. Vinitaly è cambiato, al passo coi tempi: partito come luogo espositivo ha dato un segnale importante ponendo l’attenzione sul nome, vino e Italia”.