Nell'album "Ritratti" del 2004 Francesco Guccini pubblicò la canzone Odysseus, la sua versione musicale dell'Odissea, ispirata, per sua stessa ammissione, non solo a Omero, ma anche a Dante, Ugo Foscolo, Constantine Kavafis, Jean-Claude Izzo. Tante referenze per un Odisseo stratificato che non nasce uomo di mare, ma ha "l'anima contadina" ed è sospinto verso il mare dal desiderio di conoscere. Più che raccontare il ritorno a Itaca, infatti, la canzone riflette sulla tensione continua tra il desiderio di partire e quello di tornare, sulla nostalgia, sull'inquietudine e sull'impossibilità di trovare un approdo definitivo. Il viaggio di Odisseo diventa il simbolo della condizione umana, dell'età che avanza e della ricerca di un senso che non si esaurisce mai con l'arrivo a destinazione. Era una canzone della quale il Maestrone andava molto fiero. In un'intervista del 2022, in occasione dell'uscita dell'album "canzoni da intorto", disse: "Dal punto di vista del testo, una delle canzoni migliori che io abbia mai scritto".Qui sotto trovate la canzone e il testo integrale:Bisogna che lo affermi fortementeChe, certo, non appartenevo al mareAnche se Dei d'Olimpo e umana genteMi sospinse un giorno a navigareE se guardavo l'isola petrosaUlivi e armenti sopra ogni collinaC'era il mio cuore al sommo d'ogni cosaC'era l'anima mia che è contadinaUn'isola d'aratro e di frumentoSenza le vele, senza pescatoriIl sudore e la terra erano argentoIl vino e l'olio erano i miei oriMa se tu guardi un monte che è di facciaSenti che ti sospinge un altro monteUn'isola col mare che l'abbracciaTi chiama un'altra isola di fronteE diedi un volto a quelle mie chimereLe navi costruii di forma arditaConcavi navi dalle vele nereE nel mare cambiò quella mia vitaE il mare trascurato mi travolseSeppi che il mio futuro era sul mareCon un dubbio però che non si sciolseSenza futuro era il mio navigareMa nel futuro trame di passatoSi uniscono a brandelli di presenteTi esalta l'acqua e al gusto del salatoBrucia la menteE ad ogni viaggio reinventarsi un mitoA ogni incontro ridisegnare il mondoE perdersi nel gusto del proibitoSempre più in fondoE andare in giorni bianchi come arsuraSoffio di vento e forza delle bracciaMano al timone e sguardo nella puraSchiuma che lascia effimera una tracciaAndare nella notte che ti avvolgeScrutando delle stelle il tremolareIn alto l'Orsa e un segno che ti volgeDiritta verso il nord della PolareE andare come spinto dal destinoVerso una guerra, verso l'avventuraE tornare contro ogni vaticinoContro gli Dei e contro la pauraE andar verso isole incantateVerso altri amori, verso forze arcaneCompagni persi e navi naufragatePer mesi, anni, o soltanto settimaneLa memoria confonde e dà l'oblioChi era Nausicaa, e dove le sireneCirce e Calypso perse nel brusioDi voci che non so legare assiemeMi sfuggono il timone, vela, remoLa frattura fra inizio ed il finireL'urlo dell'accecato PolifemoEd il mio navigare per fuggireE fuggendo si muore e la mia morteSento vicina quando tutto taceSul mare, e maledico la mia sorteNon trovo paceForse perché sono rimasto soloMa allora non tremava la mia manoE i remi mutai in ali al folle voloOltre l'umanoLa via del mare segna false rotteIngannevole in mare ogni tracciatoSolo leggende perse nella nottePerenne di chi un giorno mi ha cantatoDonandomi però un'eterna vitaRacchiusa in versi, in ritmi, in una rimaDandomi ancora la gioia infinitaDi entrare in porti sconosciuti prima
L'Odissea, di Francesco Guccini
Nel 2004 esce Odysseus, versione gucciniana dell'Odissea. Più che raccontare il ritorno a Itaca la canzone racconta di un Odisseo "contadino" sospinto per mare dal desiderio di conoscere. E' una riflessione sulla tensione continua tra il desiderio di partire e quello di tornare, sulla nostalgia, sull'inquietudine e sull'impossibilità di trovare un approdo definitivo. "Dal punto di vista del testo, una delle canzoni migliori che io abbia mai scritto", diceva Guccini











