Fabio Cannavaro è stato protagonista di un’appassionata autodifesa del suo lavoro da CT dell’Uzbekistan in una lunghissima conferenza stampa a Tashkent. Dalla ‘talpa’ che diffondeva notizie false alle inesattezze sul suo stipendio e sull’alimentazione della squadra, il 52enne tecnico partenopeo è andato al contrattacco.

A distanza di qualche settimana dalla fine ingloriosa dell'avventura dell'Uzbekistan ai Mondiali, dove la nazionale asiatica è stato eliminata senza fare neanche un punto (tre sconfitte nelle tre partite del girone contro Colombia, Portogallo e Repubblica Democratica del Congo, 2 gol fatti e ben 11 subiti), Fabio Cannavaro si è presentato in conferenza stampa a Tashkent, difendendo in maniera orgogliosa il proprio lavoro e lanciando sospetti sull'esistenza di una ‘talpa' all'interno della squadra, con lo scopo non solo provocare fughe di notizie, ma anche di far uscire informazioni false. Il 52enne allenatore partenopeo ha anche lamentato un trattamento non di favore – per usare un eufemismo – che gli è stato riservato dai media locali in quanto straniero.

La conferenza stampa di Fabio Cannavaro da CT dell'Uzbekistan: una lunga arringa difensiva "Qualcuno ha detto che portiamo solo cibo italiano. Non è vero, ragazzi, è un'informazione sbagliata – ha attaccato Cannavaro – Il nutrizionista è spagnolo, ha lavorato nell'Udinese, ha lavorato in Svizzera. Il gruppo e lo chef erano italiani, ma lui seguiva le istruzioni dello spagnolo. E il cibo… chi di voi è stato con noi ha visto che il cibo non era italiano, ma cibo internazionale per tutti. E ovviamente, da calciatore, ho sempre mangiato questo tipo di cibo". "Io sono italiano, ma non posso mangiare le pappardelle al ragù tutti i giorni – ha continuato Fabio – So che sono incredibili, ma non posso mangiarle ogni giorno. E sapete, dopo la partita diamo ai giocatori il plov (il piatto nazionale dell'Uzbekistan, a base di riso, carne, carote e spezie, ndr), gli diamo il cibo pakistano… e dopo la gara la sera erano liberi di andare dove volevano. Quindi non ero lì con la pistola a dire ‘no, devi mangiare questo, devi mangiare quello'. Quindi qualcuno vi ha dato parecchie informazioni sbagliate, non so… forse perché sono un allenatore straniero. Tutto quello che abbiamo fatto non è perché ‘piace a me', ma perché è il protocollo che usano abitualmente le squadre in giro per il mondo e in Europa. Non è il ‘protocollo Cannavaro', non sono solo idee mie".