«Devo somministrarvi una prima verità scomoda sulla governance e sul ruolo di CIO e CISO: in Italia l’AI si sta diffondendo molto più lentamente di quanto i vendor e gli analisti internazionali ci dicono». Con questo avvertimento Mariano Corso, professore del Politecnico di Milano, ha aperto il suo intervento nel terzo appuntamento dell’Empowerment Program – dedicato all’head hunting – promosso nell’ambito dei Digital360 Awards e Cybersecurity360 Awards 2026.Come sottolineato durante l’apertura dei lavori da Andrea Rangone, professore del Polimi e co-founder di Digital360 e Nextwork360, la maggior parte delle ricerche «top-down» finora condotte dipinge un quadro di apparente immobilismo strategico sull’AI: in un’indagine svolta su 150 Chief HR Officer, ben il 79% delle aziende dichiara zero impatto sul modello di business e tre su quattro non hanno nemmeno avviato una riprogettazione dei processi operativi.A rendere il quadro ancor più sfidante intervengono i dati Eurostat richiamati da Corso, che collocano l’Italia al penultimo posto in Europa per diffusione dell’AI tra i cittadini e per competenze digitali di base.Per fare chiarezza su questo paradosso, è stata presentata un’analisi dettagliata tracciata su oltre mille profili aziendali italiani (circa 700 CIO e oltre 350 CISO). La mappatura ha mostrato luci e ombre che caratterizzano oggi la figura della leadership tecnologica. I dati raccolti direttamente sul campo mettono in luce la necessità urgente di un salto di qualità manageriale, indispensabile per evitare che la guida strategica della trasformazione digitale venga definitivamente delegata ad altre funzioni aziendali.Indice degli argomenti