In occasione del kickoff dell’Empowerment Program, il percorso formativo volto a consolidare le competenze delle comunità dei CIO e dei CISO verso l’appuntamento autunnale con i Digital360 Awards 2026 e i Cybersecurity360 Awards, il dibattito si è concentrato sulle complesse dinamiche di interazione tra le funzioni tecnologiche e i consigli di amministrazione.L’incontro ha analizzato la gestione della sovranità digitale e la rapida penetrazione dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni aziendali.Il confronto ha tracciato le rotte di una leadership chiamata a guidare le imprese tra trasformazioni geopolitiche e innovazione tecnologica. Indice degli argomenti

La percezione della sovranità digitale tra consapevolezza individuale e strategie aziendaliLe ragioni della spaccatura strategicaL’analisi tecnica della sovranità digitale e la complessità del modello ISO/OSILe posizioni del settore privato e della sicurezzaPubblica amministrazione, settori industriali ed esperienze estereL’impatto dell’intelligenza artificiale e le nuove metriche per la selezione dei fornitoriLa governance della sovranità digitale e la responsabilità nelle organizzazioniLa figura del CIO e la guida della trasformazioneIl programma di formazione e il Position PaperLa percezione della sovranità digitale tra consapevolezza individuale e strategie aziendaliLa centralità assunta dalla sovranità digitale trova riscontro nelle rilevazioni effettuate su un campione di esperti ed executive del settore. Interpellati sulla rilevanza personale del tema, circa il 70% dei professionisti ha espresso una valutazione di massima importanza.Andrea Rangone, professore del Politecnico di Milano e co-founder di Digital 360, ha osservato come fino a due anni fa l’argomento fosse considerato di pertinenza esclusiva degli specialisti impegnati nella gestione delle infrastrutture critiche, mentre oggi rivesta un interesse diffuso.A fronte di questa elevata sensibilità individuale, il quadro cambia quando l’analisi si sposta all’interno dei contesti organizzativi. Alla richiesta di valutare l’effettiva considerazione della sovranità digitale nelle proprie aziende, il 70% del campione composto da CIO e CISO ha dichiarato che il tema viene gestito in modo marginale o tattico.Le ragioni della spaccatura strategicaNel delineare le ragioni di questo divario tra percezione e attuazione pratica, Rangone ha spiegato: «Siamo in un contesto storico particolare dove si sovrappongono due discontinuità sconvolgenti. Da una parte la AI disruption (basti vedere le ultime release di OpenAI), dall’altra una disruption geopolitica».La necessità di un approccio pragmatico da parte delle strutture aziendali è stata rimarcata da Andrea Provini, CIO di Bracco e Presidente di AUSED, che ha chiarito i limiti operativi delle decisioni d’acquisto: «Il “tattico” è una presa di coscienza realistica. Se selezionassi i fornitori solo sulla base della sovranità digitale, dovrei tornare a carta e penna, perché la maggior parte dei layer tecnologici è extra-europea».L’analisi tecnica della sovranità digitale e la complessità del modello ISO/OSIUn punto centrale emerso dal confronto riguarda la necessità di definire con precisione cosa costituisca la sovranità digitale, evitando che il termine venga ridotto a una declinazione di facciata. Provini ha evidenziato questo aspetto: «Infatti, oggi la sovranità digitale è ancora un po’ una parola “slogan” che nasce dalla paura geopolitica più che dall’accettazione tecnologica. Il nostro compito è contestualizzare queste parole con competenza».Per articolare la questione dal punto di vista architetturale, Rangone ha richiamato la necessità di una valutazione dettagliata della struttura informatica: «Come facciamo a parlare di sovranità digitale se non la caliamo, ad esempio, nel modello ISO/OSI? La sovranità non è solo il “cloud sovrano”; riguarda tutti i livelli, dalla connessione fisica allo strato applicativo. Se le reti passano per Hong Kong, la sovranità è relativa».Le posizioni del settore privato e della sicurezza Nel corso della discussione, diversi responsabili dei sistemi informativi e della sicurezza hanno riportato valutazioni ed esperienze dirette maturate nei propri contesti operativi.Francesco De Rossi, CIO di Liquigas, ha evidenziato l’opportunità di distinguere tra dimensione italiana ed europea della sovranità digitale, rilevando che la selezione degli operatori avviene ancora prevalentemente in base ai costi, prediligendo talvolta fornitori asiatici con server localizzati esclusivamente in Asia senza un’adeguata valutazione dei rischi.Antonella Peritti, CIO di Edison, ha riferito l’esecuzione di uno studio strategico aziendale, precisando che la sovranità digitale comprende aspetti regolatori e normativi complessi e non può essere limitata alla sola gestione del rischio relativo ai fornitori o ai software.Gianluigi Alberici, della società Arsenalia, ha rimarcato l’interconnessione tra norme e tecnologia, osservando che non è praticabile la semplice idea di collocare un server all’interno della propria sede.Umberto Galtarossa, in rappresentanza di Pure Storage / Everpure, ha riferito che i provider di servizi locali cercano di differenziarsi rispetto ai fornitori cloud esteri facendo leva sulla vicinanza al territorio.Sul fronte della sicurezza informatica, Alessandro Lunaschi, CISO di CA Auto Bank, è intervenuto da remoto evidenziando la forte dipendenza da soluzioni estere. Le principali tecnologie di protezione non sono di origine europea, ma americane o israeliane, ponendo le istituzioni finanziarie nella necessità di gestire questo condizionamento anche quando utilizzano sistemi di crittografia dei dati. Lunaschi ha indicato la necessità di sviluppare soluzioni di sicurezza europee con prestazioni paragonabili.Pubblica amministrazione, settori industriali ed esperienze estereUna posizione articolata è stata espressa da Concetta Ladalardo, dirigente di Sezione Risorse Strumentali e Tecnologiche Sanitarie presso la Regione Puglia, intervenuta da remoto: «Personalmente il termine “sovranità digitale” non mi entusiasma perché richiama il protezionismo industriale. Siamo a un bivio tra liberalizzazione dei dati e politiche di sicurezza».Nell’ambito della Pubblica Amministrazione e delle risorse del PNRR, la dirigente ha spiegato che la sovranità digitale viene declinata verso l’alfabetizzazione digitale e il rafforzamento della cybersicurezza.Giovanni Canfora, in rappresentanza di Milano Ristorazione, ha richiamato le responsabilità delle istituzioni comunitarie: «Oggi subiamo aumenti del 30% all’anno o dumping dall’Asia, e l’Europa sta a guardare senza una politica industriale chiara». Canfora ha prospettato l’opportunità che la Comunità Europea sviluppi un proprio sistema operativo per tutelare gli investimenti informatici delle aziende a controllo pubblico.Stefano Mainetti, docente ed executive di adesso.it, ha segnalato che in Germania la sensibilità verso la sovranità digitale presenta un peso e un’impostazione culturale differenti rispetto a quanto riscontrato in Italia.Ivano Cortinovis, CIO di Orbit, ha mostrato come nelle aziende del settore aerospaziale le dinamiche geopolitiche stiano condizionando le infrastrutture: la società sta smantellando i sistemi di gestione dei satelliti in precedenza attestati su Amazon Web Services (AWS) per riportarli su architetture interne o private. Rispetto a questa scelta, Provini ha evidenziato il rischio che il ritorno diffuso a soluzioni locali possa generare forme di isolamento inefficiente.L’impatto dell’intelligenza artificiale e le nuove metriche per la selezione dei fornitoriL’evoluzione delle strategie aziendali registra progressi tangibili nelle procedure operative e nell’adozione delle nuove tecnologie. Le rilevazioni analizzate dal docente Raffaello Balocco del Politecnico di Milano evidenziano dati specifici sull’evoluzione in atto:Il 50% delle aziende dichiara che la sovranità digitale sta già condizionando, o condizionerà a breve, i propri sistemi di valutazione e selezione dei fornitori (vendor rating e selection).L’impatto dell’intelligenza artificiale sul ruolo del CIO e del CISO registra una forte concentrazione rispetto alle rilevazioni precedenti: mentre in passato il 20% dei rispondenti dichiarava di non saper stimare le conseguenze, la platea definisce ora l’impatto come elevato o dirompente.Riguardo all’impiego diretto dell’intelligenza artificiale nelle direzioni ICT e Cybersecurity, oltre il 50% dei partecipanti rileva un impatto significativo sulle attività operative, in forte discontinuità rispetto al passato quando tre quarti della platea considerava le proprie funzioni scarsamente toccate.Provini ha commentato la trasformazione delle attività comunitarie: «La novità di quest’anno è che Lazise si trasforma da momento di condivisione di esperienze a culmine di un percorso costruito sui vostri feedback. Il termine AI sta passando da slogan a realtà operativa nelle aziende».La governance della sovranità digitale e la responsabilità nelle organizzazioniL’assegnazione della responsabilità aziendale per la gestione della sovranità digitale rappresenta uno dei punti di maggiore incertezza identificati dalle survey.La figura del CIO e la guida della trasformazionePer il 50% delle organizzazioni interrogate non è stata ancora definita una figura o una funzione con responsabilità chiara su questo ambito. Al contempo, per circa un terzo della platea, l’incarico fa già riferimento in modo diretto alla figura del CIO o a quella del CISO.Rangone ha evidenziato come l’assunzione di questa competenza rappresenti un’opportunità per i responsabili delle tecnologie di rafforzare il proprio posizionamento nei confronti dei Consigli di Amministrazione. Per supportare questa trasformazione, il percorso di Empowerment avviato coinvolge oltre 250 CIO e 100 CISO, affiancati da coordinatori definiti Ambassador.Il programma di formazione e il Position PaperI lavori della community convergeranno nell’elaborazione di un position paper dedicato alla sovranità digitale, sviluppato per offrire un’analisi di fattibilità architetturale, indicazioni sulle tempistiche e stime dei costi associati.La sintesi finale delle analisi e dei contributi raccolti verrà presentata in occasione dell’incontro conclusivo previsto a Lazise dal 30 settembre al 3 ottobre.