Anche la premier Giorgia Meloni è stata fan del cantautore emiliano, arrivando a invitarlo ad Atreju
A sedici anni, prima delle felpe, dei comizi e della lunga carriera nella Lega, Matteo Salvini suonava La locomotiva di Francesco Guccini, il cantautore scomparso a 86 anni il 6 agosto. A raccontarlo è stato più volte lo stesso politico: nel 2019, ospite di Matrix, spiegò che da giovane cantava spesso il brano di Guccini e le canzoni dei Nomadi. Un anno dopo, durante In Onda su La7, tornò sull’argomento con una frase ancora più netta: «A 16 anni suonavo “La locomotiva”».
Non una scelta musicalmente neutra. Pubblicata nel 1972, La locomotiva racconta la storia di un ferroviere anarchico che lancia il proprio mezzo contro un treno di lusso, trasformando un episodio realmente accaduto in un inno alla ribellione e alla lotta contro le disuguaglianze. È una delle canzoni più politiche di Guccini e una delle più riconoscibili nel repertorio della sinistra italiana.
Il cantautore accolse la dichiarazione di Salvini con la consueta ironia. Interpellato nel maggio del 2019 durante un incontro a Palermo, disse di non avere alcuna responsabilità per i gusti musicali del leader leghista e aggiunse: «Anche Dante è stato letto da cani e porci». Una risposta che chiariva la distanza politica tra autore e ascoltatore, senza però mettere in discussione il diritto di Salvini ad apprezzarne le canzoni.











