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Gian Guido Vecchi

Il pontefice cita le fonti francescane, «e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sentía uno rumore»

ASSISI - «Provate ora a immaginare, per un momento, il luogo dove ci troviamo, otto secoli fa…». Leone XIV, nella piazza della Porziuncola, si rivolge a migliaia di ragazze e ragazzi arrivati da tutta Europa, coetanei delle centinaia che si raccolsero intorno a San Francesco quando qui, nella pianura ai piedi del monte Subasio, era aperta campagna. Il Papa cita le fonti francescane, «e stavano con tanto silenzio e con tanta modestia, che ivi non si sentía uno rumore», e spiega: «Quel silenzio è il contrario della guerra, con le sue violenze, grida e crudeltà. Le stuoie di quei frati, come oggi i vostri sacchi a pelo, raccontano la pace».

Ancora una volta, Prevost parla anzitutto al Vecchio Continente, e lo fa rispondendo alla domanda di Karolina, una ragazza croata di Zagabria, «una regione dell’Europa che solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo». Nei Balcani, «la presenza dei francescani aveva ispirato per secoli il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani», prima che i nazionalismi e fanatismi precipitassero la situazione. Tutto questo è più che mai attuale, fa notare il Papa: «Oggi, essere fedeli a questa tradizione di prossimità significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione».