Il Giubileo dei Giovani, che si sta celebrando a Roma, vede centinaia di migliaia di giovani da ogni continente convergere su un’unica domanda: quale contributo possiamo dare alla pace del mondo? Papa Leone XIV, nell’intervento a sorpresa in piazza San Pietro durante la Messa inaugurale, ha gridato forte questo desiderio: «Vogliamo la pace nel mondo, preghiamo per la pace e siamo testimoni di pace e riconciliazione».

Parole pronunciate in italiano, inglese e spagnolo, che hanno emozionato i 120mila partecipanti. Il Pontefice li ha definiti «sale della terra» e «luce del mondo», invitandoli a essere «discepoli missionari della speranza» in un mondo segnato da conflitti, digitalizzazione alienante, indifferenza, violenza e «una cultura di morte» . Anche l’incontro con una delegazione di giovani del Perù ha ribadito l’impegno alla testimonianza concreta della fede: «Inondate le vostre terre con la gioia del Vangelo, amate e servite gratuitamente».

Mentre i giovani elevano un grido corale per la pace, il mondo resta dilaniato da drammi umanitari. La guerra di Gaza ha superato le 60mila vittime palestinesi dall’ottobre 2023, tra cui circa il 31 % sono minori. Secondo l’Ipc, Gaza ha già raggiunto soglie da carestia: carenza alimentare per larga parte della popolazione, grave malnutrizione nei bambini e centinaia di morti per fame o stenti (almeno 122 in un solo report recente). Migliaia muoiono anche nel tentativo di accedere ai convogli di aiuto: solo a luglio si sono registrate decine di decessi alla frontiera di Zikim e oltre 1.000 morti dall’inizio del conflitto per violenze legate alla distribuzione dei viveri.