Ha lasciato l'unico paese in cui aveva vissuto per trasferirsi in una realtà completamente diversa. Alessa Hickman, canadese, si è trasferita in Giappone sette mesi fa e da allora ha vissuto tra Tokyo, Osaka e Kumamoto, con altre città in programma prima della fine dell'anno. In un racconto pubblicato su Business Insider, la donna descrive così la sua nuova vita: «Sono molto più felice di quanto fossi a casa — ma vivere all'estero ha comportato anche una serie di adattamenti». Questi, nelle sue parole, sono i principali vantaggi e svantaggi sperimentati dal giorno del trasferimento.
Le spese del giorno Il primo cambiamento riguarda le spese quotidiane. «Qui in Giappone ho trovato che le spese di tutti i giorni come la spesa, l'affitto e i pasti fuori siano molto più accessibili», racconta. A Osaka, spiega, «una grande confezione di pollo che a casa mi sarebbe costata più di 12,50 euro qui è più vicina ai 6». I prezzi variano da città a città e da negozio a negozio, e anche i tassi di cambio possono cambiare — ma nel complesso, dice, prodotti base come uova, pane e latte le sono parsi più economici, mentre la frutta può costare di più. Anche mangiare fuori si è rivelato un vantaggio notevole: «Io e mio marito abbiamo fatto alcuni dei pasti migliori della nostra vita per circa 12,50 euro in due». Anche sull'affitto, prosegue, il bilancio è migliorato: «Vivendo a Osaka, pago meno di 1.050 euro al mese per un Airbnb con due camere da letto, utenze incluse. A Ottawa pagavo più di 1.180 euro per un appartamento con due camere, prima ancora di aggiungere spese come riscaldamento, internet e assicurazione per l'inquilino».I trasporti Un altro punto a favore è la rete di trasporti. «I treni sono puliti, silenziosi, facili da usare e, soprattutto, puntuali», scrive Hickman, aggiungendo di apprezzare che le tariffe siano calcolate in base alla distanza. Persino le gite di un giorno nelle città vicine risultano economiche: da Osaka, racconta di visitare regolarmente Kyoto e Kobe, con «un costo di circa 9 euro per l'andata e ritorno». Il tutto, aggiunge con una nota scherzosa, «senza contare il panorama montano dal finestrino del treno».Ristoranti e i contro Da sempre appassionata di cucina, Hickman racconta di aver girato «di tutto, dai locali diventati virali sui social alle catene più popolari, fino a piccoli ristoranti locali dove io e mio marito eravamo gli unici clienti». Tra i suoi piatti preferiti cita il tonkatsu, il ramen, il curry di manzo e i piccoli bignè alla crema pasticcera. Ma la sorpresa più grande sono state le versioni giapponesi di cibi che associava a casa «come il cibo indiano, gli hamburger e la pizza. Alcuni piatti di catene come McDonald's e Starbucks sono sorprendentemente persino migliori di quelli a cui ero abituata».Non tutto, però, è privo di difficoltà. «Per quanto ami vivere in Giappone, essere così lontana dalle persone e dai luoghi che conosco meglio è stata una delle parti più difficili», ammette. Le videochiamate e i messaggi, spiega, non bastano a colmare la distanza: «Non sono la stessa cosa che essere lì di persona, e le 13 ore di fuso orario hanno reso la comunicazione ancora più difficile». Pesa anche il non poter partecipare a eventi nella sua città d'origine, «tra cui l'apertura di nuovi ristoranti e un festival musicale locale con una lineup piena di artisti che avrei voluto vedere». Nonostante la nostalgia, però, Hickman chiude con una nota di conforto: «Per quanto mi manchi il Canada a volte, avere qui con me mio marito rende la lontananza molto più facile da sopportare».









