La nona stagione di Lukasz Skorupski con la maglia del Bologna comincia con una verità inconfutabile: nel calcio gli esami non finiscono mai. Non basta essere un totem di Casteldebole dall’alto del ventiduesimo posto occupato nella classifica dei calciatori rossoblù con più presenze in centodiciassette anni di storia: ben 280 gettoni. Non basta che il vice con cui la convivenza negli ultimi tempi si era fatta complicata, Federico Ravaglia, abbia levato le tende cercando fortuna al Watford.
In buona sostanza non basta essere diventato una bandiera rossoblù con la sola concorrenza di un valente ma ancora acerbo diciottenne come Massimo Pessina. Qualcosa tocca sempre dimostrare.
Nello specifico Skorupski deve guadagnarsi una centralità strategica nel sistema di gioco di Domenico Tedesco, una filosofia che assegna un compito cruciale al portiere, fonte del gioco e undicesimo calciatore di movimento quando la palla transita sui piedi dei rossoblù, come fin qui si è visto nelle amichevoli del precampionato. Poi, va da sé, il portiere deve innanzitutto parare e da questo punto di vista il Bologna con Skorupski è in ottime mani.
Anche i muscoli, però, contano. E questo è un altro scenario in cui il polacco dovrà fugare tutti i dubbi dopo una stagione, l’ultima, contrassegnata da un doppio guaio muscolare che gli ha fatto saltare, complessivamente, quattro mesi di partite. Trentacinque anni (quelli che Skorupski ha compiuto a maggio) per un portiere non rappresentano un’età problematica, per cui non c’è ragione di immaginare che il problema si ripresenti in questa stagione. Eppure anche questa è una risposta che Skorupski è chiamato a dare.







