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Carlo Gaudio, cosentino, è docente universitario alla Sapienza di Roma e primario di Cardiologia. Giornalista e scrittore ha pubblicato numerosi saggi e biografie. I suoi studi esulano anche dal campo della Medicina in cui è riconosciuto maestro e volgono verso figure di rilievo della politica italiana: primo, tra questi, l’ex presidente del consiglio Aldo Moro, al quale lo studioso ha già dedicato un volume dal titolo “L’urlo di Moro”.
Il professore Gaudio dedica ora allo statista ucciso nel 1978 un’opera straordinaria, che reca la prefazione di Michele Ainis e s’intitola “La Costituzione di Aldo Moro”. L’autore ricostruisce, per la prima volta in modo integrale, il contributo di Aldo Moro alla nascita della Carta: e restituisce un uomo che pesava le parole come si pesano le conseguenze. Approfittando della sua presenza in Calabria gli abbiamo posto alcune domande.
Professor Gaudio perché tornare al Moro costituente?
«Perché quel Moro è rimasto sepolto sotto il rumore della sua morte. Questo volume - ad ottant’anni dai lavori dell’Assemblea Costituente - nasce da un’idea semplice, quasi riparatoria: smettere di parlare di Moro rapito, sequestrandolo nella prigione brigatista, e tornare a leggerlo dove conta davvero, cioè nei verbali della Costituente. Lì rivediamo il giovane giurista che studia, interviene, lima, corregge, media e costruisce. Ho seguito passo dopo passo il suo lavoro nelle varie sedi costituenti, verificando interventi, emendamenti, continuità del pensiero. In fondo, più che scrivere su Moro, ho lasciato che fosse Moro a parlare. Ed è sorprendente quanto, a rileggerlo bene, abbia ancora parecchio da insegnare a molti professionisti dell’accademia e della politica».








