L’Italia è su di un crinale decisivo. Quella che è in gioco è la scelta tra il definitivo slittamento nell’abisso della decadenza irreversibile o la rinascita democratica, basata sulla valorizzazione delle migliori energie del popolo italiano e l’attualizzazione del nostro plurimillenario patrimonio di civiltà.

I segni del declino sono sotto gli occhi di tutti. Il sedicente governo degli incompetenti assoluti, intenti solo ad autopromuovere le proprie fallimentari attività imprenditoriali o di altro genere, ha costituito e continua a costituire certamente un fattore propulsivo verso l’irrilevanza completa di quella che un tempo si atteggiava a Settima Potenza del pianeta.

Ma il fallimento è anche e soprattutto sociale e culturale. Assistiamo al diffondersi pressoché incontrastato di comportamenti ispirati esclusivamente alla soddisfazione, a tutti i costi del proprio interesse immediato a spese della collettività e del pubblico interesse, bellamente irrisi alla stregua di ridicole e imbarazzanti chimere. Si tratti dell’evasione fiscale e contributiva che dilagano, del doloso mancato rispetto da parte delle imprese delle norme, sempre più scarse ed inefficaci, dettate a tutela dei lavoratori e dell’ambiente, del gioielliere proclamato nuovo eroe nazionale perché uccide dei rapinatori sparando loro alle spalle e prendendone uno a calci, ci troviamo con ogni evidenza di fronte a un’orripilante parodia nostrana del peggiore individualismo di stampo statunitense.