A lanciare l’allarme nella mattinata di ieri è stata la Coldiretti Puglia accendendo i fari sulla situazione dell’invaso Pappadai, in provincia di Taranto, attivato per raccogliere risorse idriche provenienti dalla diga di Monte Cotugno, in Basilicata. Costruito tra il 1994 e il 1997, e inutilizzato per trent’anni, è di fatto una delle infrastrutture più importanti per la sicurezza idrica della Puglia. Ma servono 10 milioni di metri cubi d’acqua per ultimare il collaudo e rendere operativo, come si legge nella nota della Confederazione, «il sistema irriguo destinato a garantire l’approvvigionamento idrico di circa 12mila ettari di terreni agricoli» in area salentina. Al momento ce ne sono solo sei, ne mancano quattro. Da cui la richiesta di una «decisione immediata» rivolta all’assessore pugliese all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, al commissario straordinario del Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia, Francesco Ferraro, all’Autorità di distretto dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli, e al presidente di Acque del Sud, Luigi Decollanz: «Non possiamo permetterci ulteriori rinvii - incalza Coldiretti - il tavolo deve assumere immediatamente la decisione di destinare gli ulteriori 4 milioni di metri cubi destinati al collaudo».
L’acqua della Basilicata può salvare i campi pugliesi, ma il Pappadai resta fermo: è battaglia sui 4 milioni di metri cubi
Coldiretti chiede una decisione immediata per destinare i 4 milioni di metri cubi mancanti. L’assessore Paolicelli: «Stiamo seguendo ogni passaggio, manca solo l’ultimo atto»








