Pacoda
Brick Lane, a nordest di Londra, una domenica qualsiasi. Tra profumi eccessivi che arrivano dalla giungla urbana del grande mercato di fiori e pungenti odori di spezie che le finestre delle ordinatissime case diffondono, tra incomprensibili geroglifici che indicano il nome delle strade e televisioni che rimandano agguerrite competizioni di cricket (lo sport nazionale indiano e pakistano), le soavi melodie sufi diffuse dalle radio si fondono perfettamente con il suono metallico ed estremo dell’elettronica "periferica". È qui che Londra, la città-laboratorio per eccellenza, mette in scena la creatività di "seconda generazione". Ovvero l’incontro tra le radici e le più torride pulsioni tecnologiche, tra le etnie e gli stili più alla moda, come racconta ogni mese il patinato periodico "Second Generation", giornale londinese dedicato alla vita dei figli e dei nipoti degli immigrati che, da ogni angolo del globo, continuano ad arrivare nella capitale britannica. Con suoni, colori ed emozioni pronti a incontrare passioni e aspirazioni occidentali.
Sfilano così, tra i banchi affollati di piante tropicali, perfetti mod (con tanto di Vespa vintage decorata con innumerevoli accessori) dalla pelle olivastra, dove la bandiera inglese si integra con versi dei grandi poeti islamici e i parkas sembrano davvero a proprio agio, mentre ricoprono i sari tramandati di madre in figlia. Culture e stili di vita che nascono dunque dalle collisioni. Nella musica, innanzitutto, con l’eccitante ondata Asian Underground di virtuosi classici della tablas come Talvin Singh, che si esibisce in ipnotici dj set e accompagna la superstar del Nord Europa Björk dal vivo, o di pianisti come Nitin Sawney (la nuova sensazione del suono inglese), che adatta alla perfezione tradizioni millenarie alla complessità digitale del drum’n’bass. Senza dimenticare, naturalmente, il pop da classifica dei Cornershop, versante neopsichedelico, con i sitar filtrati attraverso distorsori da modernariato sonoro e la voce salmodiante di Allen Ginsberg che rimanda alle tantissime Estati dell’Amore.







