Montecitorio dice no alla richiesta della Procura di Roma di acquisire i messaggi del deputato ed ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Con 206 sì e 133 no espresso a voto segreto, l'Aula ha approvato la proposta di diniego avanzata dalla Giunta per le autorizzazioni, scatenando un duro scontro politico che ha portato all'immediata sospensione dei lavori.

Subito dopo l'esito della votazione è infatti esplosa la bagarre. I deputati del Movimento 5 Stelle sono scesi dai loro scranni protestando sotto i banchi della maggioranza con i cellulari alzati per la campagna «#fuorilechat», scena che si è ripetuta in contemporanea anche al Senato. Intanto, mentre la deputata Elisabetta Piccolotti urlava che «non si possono bendare gli occhi agli italiani», i colleghi di Alleanza Verdi e Sinistra si sono simbolicamente bendati i loro. A difendere la scelta della maggioranza è stato il relatore Pietro Pittalis (FI). Pittalis ha spiegato che «negare l'accesso ai messaggi non impedisce ai magistrati di proseguire negli accertamenti». Per Pittalis sostenere che ciò sia uno «scudo per ostacolare la magistratura» rappresenta un «argomento inconsistente e pericoloso». Sulla stessa linea, pur votando contro l'autorizzazione per tutela della sfera privata, si è espresso il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, il quale si è augurato che «Delmastro renda pubbliche le sue conversazioni in modo volontario». Durissima la reazione dei leader dell'opposizione. Giuseppe Conte ha accusato la maggioranza di aver eretto «uno scudo per gli amici di partito» con cui «avete macchiato con disonore le istituzioni». Sulla stessa linea Elly Schlein, che ha denunciato la politica dei due pesi e due misure sottolineando che l’obiettivo deve essere «non fare saltare un processo per fatti connessi alla mafia» e chiedendo direttamente a Giorgia Meloni «perché nascondete voi se Delmastro non ha nulla da nascondere?». Critica anche Italia Viva con Mauro Del Barba, che ha espresso voto contrario spiegando che la Procura ha seguito un percorso ineccepibile e che «negare l'autorizzazione significherebbe trasformare l'articolo 68 in un privilegio personale».