Per oltre due anni l’Occidente ha ripetuto che il regime sanzionatorio imposto alla Russia avrebbe progressivamente soffocato la capacità del Cremlino di finanziare la guerra contro l’Ucraina. Banche escluse dal circuito Swift, riserve valutarie congelate, controlli sulle esportazioni e restrizioni finanziarie sono stati presentati come strumenti in grado di isolare Mosca dal sistema economico globale. Ma dietro questa narrazione si starebbe sviluppando una realtà molto diversa.
Un’inchiesta della televisione pubblica tedesca Ard, intitolata Kryptokrieg – Wie Putin uns mit Bitcoins bekämpft («La guerra delle criptovalute – Come Putin ci combatte con i Bitcoin»), ricostruisce quella che appare come una vera infrastruttura finanziaria parallela costruita dalla Russia per continuare a movimentare capitali, acquistare tecnologia e aggirare le sanzioni internazionali.
Non si tratta semplicemente di utilizzare Bitcoin, ma di un ecosistema composto da stablecoin, exchange, società di copertura, intermediari finanziari e piattaforme blockchain progettato per sfuggire ai controlli occidentali.
La stablecoin che porta direttamente al Cremlino
Al centro dell’indagine compare A7A5, una stablecoin ancorata al rublo che, secondo gli investigatori, rappresenterebbe il tassello più innovativo della nuova strategia finanziaria russa.Diversamente dal Bitcoin, il cui valore oscilla continuamente, A7A5 mantiene un prezzo stabile perché collegata alla valuta russa. Questo permette di effettuare trasferimenti internazionali senza utilizzare il sistema bancario tradizionale e, soprattutto, senza transitare attraverso le banche colpite dalle sanzioni occidentali.








