Un report dell’Open Source Centre e di Trm Labs ricostruisce A7, la rete sostenuta dallo Stato russo che avrebbe movimentato oltre 6.100 miliardi di rubli. Il vero motore dell’evasione non sono le criptovalute, ma l’accesso alle banche corrispondenti

Che le sanzioni occidentali non abbiano completamente fermato il commercio delle imprese russe con il resto del mondo è oramai un dato appurato: a mesi (o meglio, anni) dall’inizio del conflitto in Ucraina e dalla seguente imposizione di sanzioni economico-finanziare da parte dei Paesi del “primo mondo”, i dati mostrano come gli attori dell’ecosistema produttivo russo abbiano individuato e/o costruito dei canali atti appositamente a circumnavigare gli ostacoli occidentali. Ma se fino ad ora si pensava che l’evasione delle sanzioni avvenisse attraverso percorsi meno “limpidi”, come ad esempio tramite le blockhain e le criptovalute, oggi pare invece che il sistema con cui la Russia sarebbe riuscita a mantenere aperti i canali dei pagamenti internazionali poggerebbe molto più sul sistema bancario.

O almeno, questa è la conclusione del report The Big Shor – A7 and the Illusion of Russian Financial Innovation, pubblicato dall’Open Source Centre (Osc) insieme a Trm Labs. Basato sull’analisi di oltre 30.000 messaggi interni, documenti finanziari, registri contabili e messaggi Swift trapelati nel 2025, lo studio ricostruisce il funzionamento di A7, una rete che avrebbe già movimentato oltre 6.100 miliardi di rubli, consentendo alle aziende russe di continuare a commerciare con fornitori di tutto il mondo. Secondo il rapporto, A7 sarebbe un progetto sostenuto direttamente dallo Stato russo, in cui sarebbero coinvolti Promsvyazbank (Psb), la banca della difesa russa, e la banca di sviluppo statale Veb.Rf. Il progetto sarebbe stato presentato a Vladimir Putin nel 2025 da Petr Fradkov, amministratore delegato di Psb, e da Ilan Shor, imprenditore moldavo condannato per frode e riciclaggio. Attorno a Shor si sarebbe sviluppata una rete internazionale di società schermo utilizzate per ripristinare l’accesso delle imprese russe ai circuiti finanziari globali.