Mentre il Presidente FIFA avrebbe convocato in gran segreto una riunione di crisi in Marocco, Luis Figo lo ha attaccato pubblicamente, chiedendone le dimissioni: “Troppo tardi per la sua dignità, ma non per il calcio”

Non esistono più diplomazie né mezzi termini perché quando Luis Figo, leggenda del Barcellona e dell’Inter ma soprattutto oggi consigliere personale del presidente UEFA Aleksander Ceferin, sceglie di attaccare frontalmente Gianni Infantino, non si assiste a una semplice esternazione personale: è l'evidente segnale che la spaccatura ai vertici del calcio mondiale ha raggiunto il punto di non ritorno.

In un duro intervento pubblicato sul Daily Mail, l’ex fuoriclasse portoghese ha smontato pezzo per pezzo il controverso tentativo, poi maldestramente frenato, solo dopo sotto la pressione delle federazioni europee, di cedere quote di tornei FIFA e del Mondiale a fondi d'investimento privati. Per Figo non si è trattato di una visione strategica per far crescere il movimento, bensì di un’operazione opaca pensata per blindare cerchie di potere e interessi personali: un passaggio che ha messo a nudo una leadership sempre più distante dal sentimento dei tifosi e dalla tutela del gioco. Potrei scrivere diecimila parole sui problemi della FIFA. Ma la soluzione ne richiede solo tre: Infantino deve andarsene L'affondo di Figo non risparmia l'aspetto etico, definendo la manovra come il comportamento "più vile, ingannevole e codardamente egoista" mai visto in oltre vent’anni di carriera. Il nodo più velenoso riguarda gli evidenti benefici economici personali che tutto ciò avrebbe comportato: l'ex Pallone d'Oro ricorda come, se l'accordo fosse andato in porto, Infantino avrebbe potuto ottenere un super-incarico da circa 30 milioni di dollari all’anno. Una cifra che solleva interrogativi pesantissimi: perché non c'è stata trasparenza nell'assemblea con le federazioni? Perché i dettagli finanziari sono emersi solo dopo le indiscrezioni giornalistiche?