Caro Aldo,il funerale di Franco Baresi ha visto la presenza di tanti campioni di calcio, ex compagni e amici del grande capitano. Davvero commovente.Luca Testera Pardi Sono arrivati sin dalle prime ore del mattino i tifosi per l’ultimo saluto al loro capitano. Certo l’affetto che ha suscitato Franco Baresi è stato tanto, come il dolore per essersene andato così presto.Matteo Riccardi
Cari lettori,dopo i funerali dei bambini, non c’è funerale più contro natura di quello di un calciatore. I calciatori li vorremmo eternamente giovani, sempre in campo, sempre con la fascia di capitano. Dover dire loro addio, o anche solo vederli imbiancati e stanchi reggere una bara, è straziante. A ogni funerale ognuno di noi piange in realtà anche la propria morte; ma quando dobbiamo salutare un idolo della giovinezza, o quando vediamo passare un altro idolo segnato e sofferente, si piange con un poco di malinconia e di dolore in più. Tra le immagini del funerale di Franco Baresi, mi ha colpito in particolare quella di Marco van Basten. Intanto, perché c’era; a differenza di Ibra, Gullit, Rijkaard. E poi perché van Basten, detto il Cigno di Utrecht, rappresenta un caso particolarmente malinconico e doloroso di carriera stroncata, di addio precoce. Certo non si può parlare di incompiuto, per un centravanti che ha vinto tre palloni d’oro e ha portato il Milan a vincere due Coppe dei Campioni. Ma sapete quanti gol ha segnato van Basten ai Mondiali? Neppure uno. L’Olanda nell’82 e nell’86 non si qualificò, nel ‘90 Marco non riuscì a segnare (chissà mai cosa indusse Rijkaard a sputare in faccia a Völler e a farsi espellere negli ottavi a San Siro), e nel ‘94 la sua carriera era già finita. Si ritirò a trent’anni, ma già a 28 le caviglie non lo reggevano più. Questo non gli ha impedito di reggere la bara del suo capitano, Franco Baresi, e di dare a tutto il calcio mondiale e a ognuno di noi una lezione di classe, di stile, di eleganza, di forza morale.











