“Franco Baresi leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare. Ciao Capitano”. È il messaggio che la Curva Sud ha voluto dedicare a Franco Baresi tra lacrime, cori, applausi e una bandiera rossonera con il numero 6. La Basilica di Sant'Ambrogio si è riempita fin dalle prime ore del mattino di volti che hanno segnato la storia del Milan. Attorno alla famiglia si è stretto un lungo corteo di ex compagni, dirigenti e amici: da Paolo Maldini a Marco Van Basten, passando per Roberto Baggio, Chicco Evani, Mauro Tassotti, Pietro Paolo Virdis, Daniele Massaro e Dejan Savicevic. Presente anche il ministro per lo sport, Andrea Abodi e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. A sorpresa anche un emozionato Roger Federer. A rappresentare il Milan di oggi, impegnato a Perth, hanno partecipato il proprietario del club Gerry Cardinale, il presidente Paolo Scaroni e l’amministratore delegato Massimo Calvelli oltre a Christian Pulisic e Santiago Gimenez. A distanza ha voluto rendere omaggio a Baresi anche Gordon Singer: il manager di Elliott, fondo proprietario del Milan dal 2018 al 2022, ha inviato una corona di fiori. Emozionante l’attimo prima della funzione, quando è tornato a risuonare "You'll Never Walk Alone”.Poi l’arrivo del feretro, le campane, gli applausi e gli sguardi commossi dei presenti. Oggi si è salutato un modo di intendere il calcio: fatto di silenzio più che di rumore, di autorevolezza senza esibizione, di responsabilità prima ancora che di talento. Quel saluto diventa allora anche un saluto a una certa idea di sport: alla fedeltà, alla misura, alla bellezza della semplicità. "Mi hai protetto da bambino, guidato da ragazzo, ispirato da uomo” la dedica di Paolo Maldini al suo Capitano. Forse è questo il motivo per cui il saluto a Baresi ha un significato che va oltre il Milan e oltre il calcio. In un tempo in cui tutto deve essere eccezionale, lui è rimasto memorabile senza mai avere bisogno di essere “perfetto” anche fuori dal campo. Il rito delle esequie è durato poco meno di un’ora. Le parole sono state misurate. Gli sguardi tristi ed emozionati. All’uscita dalla Basilica di Sant’Ambrogio, il feretro è stato portato in spalla, tra gli applausi da Demetrio Albertini, Massimo Ambrosini, Alessandro Costacurta, Alberico Evani, Marco Simone e Pietro Paolo Virdis. Gli amici di sempre. Nessuna retorica. Qualcuno ha ricordato la disciplina, qualcun altro l'ostinazione ma poco importa in una giornata così. “È come se avessi perso un fratello - ha esclamato con la voce emozionata Chicco Evani all’uscita della Basilica - Franco non è stato solo un mio compagno di squadra o il mio Capitano, è stato un amico con cui ho condiviso diversi momenti della mia crescita”.Anche per questo il funerale di oggi non aveva il sapore della nostalgia. La nostalgia è un sentimento pigro, si limita a dire che ieri era meglio. Qui c'era qualcosa di diverso. C'era la sensazione che alcune parole abbiano perso significato insieme agli uomini che le incarnavano. "Capitano" è una di quelle. Oggi spesso indica una fascia. Per una generazione ha indicato un carattere.