Il primo vero allarme è scattato il primo agosto. Sabato la Russia ha scaricato contro l’Ucraina 35 missili, di cui 27 balistici, e Kiev ne ha intercettati giusto un paio. Ancora peggio è andata la notte scorsa. Dei 24 missili balistici e 4 antinave lanciati contro la capitale, le difese ucraine non ne hanno abbattuto nemmeno uno. Senza più intercettori da utilizzare, l’Ucraina può solo contare i morti: almeno 17, ma sotto le macerie potrebbero essercene altri. Ancora una volta la Russia non si pone problemi nel colpire obiettivi tutt’altro che strategici. Un birrificio, magazzini per lo stoccaggio di materiale edili, infrastrutture logistiche, una stazione ferroviaria: tutti situati nella macro area dell’oblast di Kiev. Se l’Ucraina avesse avuto gli intercettori per i missili balistici, è costretto a ricordare ancora una volta Volodymyr Zelensky, quelle persone “sarebbero potute essere vive”. Il presidente ucraino lancia quindi l’ennesimo appello: “È fondamentale che i nostri partner comprendano che i ritardi nella fornitura di tali sistemi, o la riluttanza nel fornirli, comportano direttamente perdite umane e distruzioni così terribili”. La probabilità che il suo messaggio cada nuovamente nel vuoto è alta. Nonostante i proclami, nessun alleato può garantirgli quel che chiede. Nemmeno l'America, proprio quando sembrava esserci un nuovo feeling con Donald Trump: il presidente non concederà le licenze per i Patriot, come invece aveva garantito.