Nell’ambito beverage dell’horeca, l'aperitivo è la categoria che cresce con più continuità. Ha chiuso il 2025 in progresso sia a valore sia a volume, in un anno in cui il mercato complessivo segnava il passo, e nei primi tre mesi del 2026 ha proseguito la corsa: secondo i dati del Data Warehouse del consorzio CDA, che monitora il sell-out dei grossisti di bevande verso oltre 60.000 punti di consumo, aperitivi e vermouth crescono del 7,4% a valore e del 6,5% a volume sullo stesso periodo del 2025.
Dentro quella crescita si muove una trasformazione meno leggibile nei dati aggregati, e riguarda la composizione dell'offerta. I produttori la intercettano prima, perché la vedono passare dagli ordini dei grossisti e dalle richieste dei banchi. Toso spa, gruppo piemontese con un fatturato che negli ultimi anni si è attestato intorno ai 37 milioni di euro, lavora su questo segmento da una decina d'anni con il marchio Gamondi, storica etichetta di Acqui Terme rilanciata dalla famiglia.
Dal vermouth allo spritz, tre fasi di un'occasione
Gianfranco Toso, amministratore delegato del gruppo, ricostruisce l'evoluzione dell'aperitivo italiano in tre passaggi. Cinquant'anni fa il bicchiere dell’aperitivo era vermouth. Col tempo è diventato vino, in particolare bianco e bollicine. Mentre negli ultimi dieci o quindici anni il baricentro si è spostato sullo spritz, con la progressione che dal vino corretto con il seltz porta agli aperitivi all'arancia e alla proporzione tre-due-uno: tre parti di prosecco, due di aperitivo, una di seltz.






