Si vanno via via componendo le tessere del mosaico per ricostruire come siano andati i fatti, nell'immediatezza della tragedia e, soprattutto, per capire se vi siano, e da parte di chi, precise responsabilità su quanto accaduto nel pomeriggio del 30 luglio nella palazzina di Pistunina crollata.Di sicuro, all'ultimo piano, quello delle abitazioni degli eredi Leone, c'erano i tre figli, ognuno nel proprio appartamento. Carmelo era da solo; Rosa era in compagnia del marito, Santino Magazzù; Sara, invece, era sola perché il marito era rimasto nella casa estiva, mentre lei era rientrata in città per fare visita alla sorella minore. Nell'appartamento di uno dei tre fratelli stava lavorando come domestico il cingalese Lhairu Warnakulasuriya.Al piano sottostante, nell'esercizio commerciale gestito dai cinesi, si trovavano, oltre alla titolare, anche alcuni clienti che, alle prime avvisaglie, sono riusciti a mettersi in salvo. La giovane Alessandra Frazzica e Davide Lambiase, che era in prova da appena tre giorni, erano scesi nel deposito al piano seminterrato per prelevare del materiale. La prima non è riuscita a rientrare, mentre il secondo, miracolosamente, ha trovato una via di fuga.È al piano terra che si infittisce il mistero e restano ancora numerosi gli interrogativi. Con il passare delle ore e dopo i primi interrogatori emergono elementi tutt'altro che irrilevanti. Poco è trapelato dall'interrogatorio dell'imprenditore Alessandro Panarello, che aveva preso in affitto il locale per aprire, a breve, un nuovo punto vendita della sua catena di supermercati in città. Fino a pochi istanti prima del crollo, Panarello si trovava all'interno dell'edificio ed è riuscito a mettersi in salvo.Lo stesso è accaduto a Pasquale D'Alì, titolare di un'impresa edile, del quale inizialmente si pensava fosse presente per conto dello stesso Panarello. Oggi è arrivata una prima svolta: D'Alì, accompagnato dal suo legale Antonello Scordo, ha chiarito di trovarsi al piano terra su incarico della famiglia Leone, proprietaria dell'edificio, che gli aveva affidato il compito di verificarne le condizioni strutturali dopo che i gestori del negozio al piano superiore avevano manifestato preoccupazione per ripetuti scricchiolii.Sia D'Alì sia, ancor più esplicitamente, il suo avvocato hanno affermato che quel pomeriggio, al piano terra, erano presenti anche alcuni operai, in particolare dei piastrellisti. Lo ha dichiarato Scordo in diretta a RTP Giornale, lasciando la caserma dei carabinieri al termine dell'interrogatorio del suo assistito.A questo punto resta da chiarire non solo quali lavori fossero in corso e chi li avesse commissionati ed eseguiti, ma anche quante persone si trovassero effettivamente all'interno dell'edificio e, soprattutto, che fine abbiano fatto. Solo dopo aver incrociato tutte le testimonianze e gli elementi raccolti, gli inquirenti potranno ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e verificare se proprio quei lavori possano avere avuto un ruolo nel provocare l'immane tragedia. La partita è solo alle battute iniziali e i colpi di scena potrebbero non tardare ad arrivare
Messina, i lati oscuri della tragedia di Pistunina: chi c'era al piano terra quel giorno? Le verifiche affidate a chi?
L'inchiesta ricostruisce gli istanti precedenti al cedimento dell'edificio: emergono nuovi dettagli sugli interventi in corso, sulle segnalazioni di anomalie strutturali e sulle persone presenti nell'immobile pochi attimi prima del disastro. Gli investigatori cercano di chiarire ruoli, presenze ed eventuali responsabilità













