Un’unica sessione annuale, con due prove scritte e una orale. Gli scritti si dovranno svolgere in presenza e con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza. Sarà questo, in sintesi, il nuovo esame di abilitazione forense. A stabilirlo il decreto Giustizia (dl 100/2026, Atto Camera 3053), in procinto di essere approvato in via definitiva a Montecitorio. Sul testo, ieri, il governo ha posto la questione di fiducia.
La riforma forense
Il provvedimento ricalca quanto previsto dalla legge delega per la riforma forense, pubblicata in Gazzetta il 1° agosto (legge 137/2026). Le indicazioni sono praticamente le stesse, ma il decreto si è reso necessario per garantire la loro applicazione già dalla seduta di quest’anno.
La prova scritta
Vanno definitivamente in soffitta, quindi, le regole speciali introdotte durante il periodo Covid. L’esame sarà composto, quindi, da due prove scritte e una orale. In merito agli scritti, come detto, sarà possibile utilizzare i codici annotati con la giurisprudenza. Ai candidati non è concesso portare testi, scritti o informatici, né strumenti elettronici, pena l’esclusione dalla prova. Il test avrà ad oggetto la redazione di: a) un parere motivato su una questione proposta in una materia scelta dal candidato tra il diritto privato, penale e amministrativo; b) un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e processuale, su un caso pratico proposto in una materia scelta dal candidato tra il diritto privato, penale e amministrativo.








