«Sono cresciuto in una famiglia di galleristi da quattro generazioni. Lo erano il mio bisnonno, mio nonno e mio padre, lo sono i miei zii e, oltre a me, mio cugino, che lavora nella sede di Londra. Loro si sono dedicati all’arte antica, io ho scelto il contemporaneo». Umberto Benappi ha solo 42 anni, appena nominato presidente di Tag Turin Art Galleries e già con una ricca storia alle spalle. Dagli inizi nel 2010, quando ha aperto la realtà che porta il suo nome, in via Andrea Doria, al nuovo progetto di trasferirsi nell’ex Tuxedo, discoteca in voga tra gli anni ’70 e ’90 che vuole trasformare in centro culturale, pur mantenendo l’esposizione e vendita di arte come core business. I lavori partiranno nelle prossime settimane, per terminare in autunno e inaugurare nei giorni di Artissima.

Ci troviamo al ristorante Vittoria, in via Carlo Alberto. I tavoli all’interno sono affollati, scegliamo perciò di sfidare il caldo e trasferirci all’aperto, per potere chiacchierare con tranquillità. «Per me è stata una scelta naturale occuparmi di arte, che avevo respirato da sempre in casa. Per un momento ho pensato all’alternativa di medicina, mi attirava la possibilità di salvare delle vite. Ma era più che altro un’idea romantica, presto abbandonata. Anche perché fare il gallerista è uno dei mestieri più belli del mondo. Ho deciso però di interrompere la tradizione familiare, fatta di dipinti e sculture di ‘700 e ‘800, seguendo i corsi della professoressa Mimita Lamberti all’Università di Torino. Dapprima ho diviso la galleria con mio padre e i miei zii, alternando antico, moderno e contemporaneo, poi dal 2019 in via Andrea Doria sono rimasto solo io».