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Martedì nella città di Gaza c’è stato un funerale collettivo per 112 persone uccise da un bombardamento israeliano nel novembre del 2023. Da allora i loro corpi erano rimasti sotto le macerie del grande edificio che li ospitava, nel quartiere Sabra. Sono stati recuperati negli scorsi mesi e sono di fatto un’eccezione: si stima che oltre 8.000 corpi siano ancora sepolti dai detriti in tutta la Striscia di Gaza.
Quasi dieci mesi dopo l’inizio del cessate il fuoco, la rimozione delle macerie e la ricerca dei dispersi rimangono quasi completamente bloccate, soprattutto per l’assenza di mezzi pesanti. Molti palestinesi attendono da anni di poter seppellire i loro familiari: spesso sanno dove sono, provano a cercare i corpi o i resti a mani nude, ma devono fermarsi di fronte all’impossibilità di spostare macerie voluminose, per cui non bastano nemmeno i normali mezzi escavatori.
Anche i corpi recuperati per il funerale collettivo sono solo una parte di quelli delle persone disperse nell’attacco sul quartiere Sabra del novembre 2023. Appartenevano tutti a due grandi famiglie di Gaza (a cui spesso si fa riferimento come clan, per le loro grandi dimensioni), Abu Shreia e al Hassaina: si stima che oltre 350 persone furono uccise in quell’attacco, e 153 restano disperse.













