La regolarizzazione voluta dal governo spagnolo è stata indicata come una delle cause della crisi di Ceuta ma la realtà è molto più complessa.

È difficile comprendere le responsabilità e le conseguenze di quanto accaduto a Ceuta. Il racconto dei media e degli attori politici è stretto tra la paura, alimentata dalla destra, di migliaia di migranti pronti all’“invasione” dell’Europa e la tendenza della sinistra a minimizzare, sottolineando l’impossibilità oggettiva per la quasi totalità di quelle persone di raggiungere le sponde del continente.

Se poi guardiamo proprio alle reazioni politiche dalla temporanea reintroduzione dei controlli decisa dal governo Meloni e presentata come una sospensione di Schengen, alla lettera promossa da Italia e Danimarca e firmata da 21 Paesi europei, fino alla riunione dei ministri dell’Interno dell’Unione, approdata a conclusioni piuttosto generiche, vediamo profilarsi un serio rischio di disgregazione europea.

Non è un caso che oggi sia Pedro Sánchez a finire sul banco degli imputati, accusato dalle destre europee di avere aperto le porte della Spagna attraverso la recente regolarizzazione dei migranti, disciplinata dal Real Decreto 316/2026 che modifica il Regolamento spagnolo sull’immigrazione.