La scrittrice Viola Ardone, su Repubblica, si affaccia sull’Italia da Madrid e vede un Paese triste, popolato da energumeni vannacciani. È un articolo ottimo per valutare i pensieri e le reazioni della sinistra, non solo culturale.Può succedere qualunque cosa. La sinistra si limita sempre ad aprire il cassetto dei luoghi comuni già pronte all’uso: il Paese impaurito, la deriva securitaria, il generale a capo dell’estrema destra.Peccato che, mentre si confeziona l’ennesima elegia sulla tristezza patria, a poche centinaia di chilometri un premier progressista, il vero Pedro Sánchez, non quello idealizzato in certe redazioni, stia facendo, con i migranti, cose che Vannacci non riesce nemmeno a immaginare nei suoi sogni più sfrenati.Sánchez ha mandato l’esercito a Ceuta, ha fatto posare boe lungo i frangiflutti per impedire gli attraversamenti a nuoto, ha rispedito in Marocco più di 70mila persone in pochi giorni. Non è una dimostrazione muscolare da talk show. È un dispiegamento militare reale, deciso da un socialista che, fino a ieri, si vantava di essere l’anti-Salvini d’Europa. E lo ha ordinato senza scomporsi. Nessuna retorica dell’emergenza permanente. Il premier che governa la crisi migratoria più grave vissuta dalla Spagna in anni non ha nemmeno interrotto le vacanze a Lanzarote: ha gestito Ceuta con la stessa disinvoltura con cui si fa un tuffo insieme con la moglie, prima della siesta pomeridiana. Ecco la differenza tra chi esercita il potere e chi lo racconta.Sánchez chiude le frontiere e resta un eroe; in Italia, per allarmarsi, basta un demagogo chiacchierone o qualche misura poco più che simbolica. Non è l’Italia a essere triste. È la doppia morale a essere desolante: severa, talvolta perfino giustamente, quando il «nemico» esagera a parole ma sempre indulgente, fino alla cecità, con l’«amico» che altrove agisce sul serio con una durezza inaudita.