Proprio mentre sembrava aprirsi uno spiraglio nel difficile dialogo tra Pristina e Belgrado, mediato dall’Ue, la scoperta di due nuove fosse comuni nel nord del Kosovo e l’arresto di tre uomini di origine serba accusati di crimini di guerra hanno riportato l’attenzione sulla questione irrisolta delle persone scomparse.

A oltre venticinque anni dalla fine del conflitto del 1998-1999, la ricerca dei dispersi resta infatti uno dei nodi più sensibili nei rapporti tra Serbia e Kosovo, dove memoria, giustizia e politica continuano a sovrapporsi.

Al centro della vicenda c’è il comune di Zubin Potok, una delle aree a maggioranza serba del nord del Paese.

Qui, in base a un’ordinanza del tribunale di Pristina, sono infatti iniziati gli scavi nel villaggio di Kalludër, in un sito che in precedenza non era mai stato esaminato nell’ambito delle indagini sui crimini di guerra.

Gli esperti forensi hanno confermato il ritrovamento di resti umani definiti di rilevanza investigativa, anche se al momento non è ancora stata stabilita l’identità delle vittime.