Ci sono persone che rispondono alle domande e altre che, senza quasi accorgersene, le abitano. Non perché abbiano trovato tutte le risposte, ma perché sembrano aver imparato a convivere con il dubbio. È una differenza sottile, eppure decisiva. La prima appartiene a chi sente il bisogno di arrivare a una conclusione; la seconda a chi considera la ricerca un luogo in cui restare. Parlando con Sara Ciocca per questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie si ha proprio questa impressione. Sara Ciocca ha appena diciotto anni, eppure nelle sue parole c’è qualcosa che appartiene raramente a quell’età: non la pretesa di sapere, ma il desiderio di comprendere. Ogni risposta sembra nascere da un tempo di riflessione, come se prima di parlare avesse bisogno di attraversare ciò che sente. È una qualità sempre più rara, soprattutto in un presente che sembra premiare la velocità delle opinioni più della profondità delle domande. Forse dipende dalla scrittura. Sara Ciocca scrive da quando era bambina. Prima sono arrivate le preghiere, poi le poesie, infine i quaderni pieni di pensieri, dubbi, paure, intuizioni. Scrive per capire. Scrive per mettere ordine. Scrive perché alcune emozioni, prima di trovare una voce, hanno bisogno di trovare una pagina. E ascoltandola si comprende che la recitazione, in fondo, nasce dalla stessa esigenza: abitare vite diverse per conoscere un po’ meglio la propria. Il pubblico l’ha vista crescere davanti alla macchina da presa. L’ha incontrata in film molto diversi tra loro, passando da personaggi delicati ad altri attraversati dal dolore, dalla violenza, dalla perdita. Ma ridurre il suo percorso a un elenco di titoli sarebbe il modo meno interessante per raccontarla. C’è un filo più profondo che lega tutto ciò che ha fatto finora: una curiosità quasi ostinata verso l’essere umano. Nei personaggi che interpreta, nei libri che legge, nella filosofia che studia, perfino nel modo in cui parla della memoria, della famiglia o del rapporto con il proprio corpo, ritorna sempre la stessa domanda: come si diventa la persona che siamo? Il film Greta e le favole vere, al cinema dal 6 agosto con Vision Distribution, arriva in questo percorso quasi come una conseguenza naturale. Non perché Sara Ciocca assomigli a Greta, né perché Greta coincida con Sara Ciocca. Piuttosto perché entrambe sembrano condividere lo stesso rifiuto della rassegnazione. L’idea che il mondo non debba essere accettato così com’è soltanto perché qualcuno lo ha deciso prima di noi. Che esista ancora uno spazio per immaginare, dissentire, cambiare. Eppure, durante questa conversazione, il film finisce presto sullo sfondo. Si parla di arte come necessità. Di cultura come forma di libertà. Di una ragazza che sogna di studiare filosofia perché sente di non conoscere ancora abbastanza. Di una nipote che conserva i ricordi attraverso il sapore della ricotta e del pane preparati dal nonno. Di una giovane donna che racconta il rapporto con il proprio corpo senza cercare frasi a effetto. Di un’attrice che considera il successo una parola ancora troppo grande per appartenerle e che continua a misurare la propria crescita non con i riconoscimenti, ma con le domande che riesce ancora a porsi. Alla fine ci si accorge che il cinema, forse, è soltanto uno dei linguaggi attraverso cui Sara Ciocca prova a leggere il mondo. Prima ancora che un’attrice, appare come una ragazza profondamente innamorata della conoscenza. Una di quelle persone che non sembrano avere fretta di arrivare da qualche parte, perché hanno intuito che il senso non si trova necessariamente alla fine del cammino, ma nel modo in cui si sceglie di attraversarlo. Ed è probabilmente questo l’aspetto che colpisce più di ogni altro. In un tempo in cui molti cercano di apparire risolti, Sara Ciocca rivendica il diritto di essere ancora in costruzione. Di non sapere esattamente chi diventerà. Di lasciare che siano il dubbio, lo studio, l’arte e la vita a modellarla, un passo dopo l’altro. Forse è proprio qui che si nasconde la sua autenticità. Non nella sicurezza con cui parla, ma nella serenità con cui accetta di non avere ancora tutte le risposte.
Sara Ciocca, l’intervista all’attrice: “Il dubbio è il luogo in cui continuo a crescereˮ
Un dialogo con Sara Ciocca che va oltre il cinema: scrittura, filosofia, ambiente, famiglia e il coraggio di restare in cammino






