Ci sono storie che non invecchiano. Restano sospese. Storie di persone che, nel momento più buio dell’umanità, hanno scelto di stare dalla parte più difficile: quella della vita, della dignità e della libertà. La storia di Antonio Ciccarelli, conosciuto in Slovenia come il “Doktor Anton” appartiene a queste. Generale medico, ufficiale dell’Esercito, partigiano, per gli sloveni il dottor Ciccarelli è stato molto più di un medico. È stato un uomo che ha trasformato la cura in una forma di resistenza. Una figura che oggi appare straordinariamente moderna, tanto da poter essere considerata un autentico precursore della medicina umanitaria contemporanea, quella che molti decenni dopo avrebbe trovato la sua massima espressione e legittimazione internazionale nell’opera di Gino Strada.Nato a Novara nel 1914 da una famiglia profondamente legata a Giugliano in Campania, Antonio Ciccarelli, studió al prestigioso Collegio Militare della Nunziatella di Napoli e si laureò in Medicina e Chirurgia alla Federico II nel 1940, poco prima che il Paese entrasse nel conflitto. L’8 settembre 1943 l’annuncio dell’armistizio lo colse all’aeroporto di Gorizia in un vuoto totale di comando. Rifiutando ogni collaborazione con il nazifascismo, Ciccarelli organizzò una fuga straordinaria: svuotò i magazzini sanitari militari, recuperò tutto il materiale chirurgico, i medicinali e gli anestetici disponibili, caricò due autoambulanze e, insieme a dieci infermieri, attraversò i blocchi nemici per raggiungere le formazioni partigiane slovene del IX Corpo d’Armata. Quel materiale si rivelò fondamentale per salvare centinaia di vite nei mesi successivi.Nelle retrovie della Resistenza nacque così la leggenda del “dottore con la barbetta”, come lo chiamavano affettuosamente i combattenti. Il cuore della sua attività divenne il celebre Ospedale Franja, nascosto nella stretta gola di Pasice e oggi monumento nazionale sloveno. La struttura era un miracolo logistico: i feriti venivano trasportati esclusivamente di notte e bendati per non rivelare la posizione in caso di cattura, mentre i ponti d’accesso venivano smontati subito dopo il passaggio. Divenuto direttore sanitario di tre ospedali segreti e poi Capo dell’Ufficio Sanità della Divisione d’Assalto Garibaldi “Natisone”, dimostrò anche un immenso coraggio militare. Quando un posto di medicazione venne attaccato da forze tedesche imbracciò le armi, guidò la difesa del perimetro e, sotto un violentissimo fuoco, coordinò l’evacuazione di oltre sessanta feriti gravi, lasciando la posizione solo dopo aver messo al sicuro l’ultimo paziente.Il confine della gratitudineMa forse il punto più toccante della sua storia non è solo ciò che ha fatto, bensì il modo in cui è stato ricordato altrove. Per oltre settant’anni la sua memoria ha vissuto una strana e dolorosa mutilazione. In Slovenia il suo nome è ancora pronunciato con gratitudine. A Nova Gorica esiste un busto che lo ricorda, e nei racconti dell’ospedale partigiano Franja – nascosto tra le rocce, invisibile ai rastrellamenti tedeschi –il suo lavoro è parte di una memoria collettiva che non si è mai spezzata.In Italia, patria di Antonio Ciccarelli, invece per lungo tempo è calato il silenzio. La sua memoria è rimasta custodita soltanto dalla famiglia – in particolare dal figlio Feliciano, oggi scomparso – e da una tenace staffetta civile. Oggi, però, qualcosa si muove non con clamore ma con un senso profondo di restituzione. A Giugliano in Campania, terra d’origine del medico, grazie all’impegno dell’Anpi territoriale, della sua famiglia e al lavoro di sensibilizzazione portato avanti da Patria Indipendente – il periodico dell’associazione che da oltre sessant’anni racconta la Resistenza – l’amministrazione comunale ha raccolto questo appello, avviando un percorso per restituire alla comunità una storia che le appartiene. Il sindaco Nicola D’Alterio lo indica come parte integrante della memoria viva della città: «È intenzione della nostra amministrazione individuare una strada, una piazza o un luogo pubblico da intitolare al generale medico Antonio Ciccarelli. Sarebbe un atto di gratitudine verso un uomo che ha onorato Giugliano nel cuore dell’Europa che combatteva per la libertà».Un altro riconoscimento è arrivato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) che ha proposto la candidatura alla memoria di Ciccarelli al Premio “Dott. Geppino Micheletti”. Il presidente Filippo Anelli ha spiegato così il senso profondo dell’iniziativa: «Ogni atto medico è un atto di pace. Accostare Ciccarelli a Micheletti, eroe di Vergarolla, dimostra che la cura non conosce colore o discriminazione. Da questo pluralismo antifascista è nata anche la nostra Repubblica, fondata sui valori di libertà e pace e custodita dal lavoro di cura degli operatori sanitari».Raccontare oggi la storia del “Doktor Anton” non significa soltanto ricostruire una biografia. In un tempo in cui le guerre continuano a devastare intere popolazioni, in cui gli ospedali vengono bombardati e gli operatori sanitari vengono colpiti deliberatamente nei teatri di conflitto come accade a Gaza, la figura di Antonio Ciccarelli assume un significato straordinariamente, e drammaticamente, attuale.La sua storia insegna che il coraggio non consiste soltanto nel combattere, ma soprattutto nel salvare, anche quando salvare è più difficile e pericoloso che sparare. Giugliano ha oggi l’occasione di trasformare questa memoria ritrovata in un patrimonio condiviso, vivo, capace di parlare alle generazioni che verranno. Ricordare il Doktor Anton non significa solo rispolverare una vecchia cronaca di guerra, ma accogliere un’eredità viva: la certezza che, in qualunque epoca e sotto qualunque cielo, l’unica patria che merita di essere difesa fino in fondo è l’essere umano.
Medico e partigiano, celebrato in Slovenia e dimenticato in Italia. La storia di Doktor Anton
Ora Giugliano vuole ricordare la storia di Antonio Ciccarelli. Grazie al figlio, all’Anpi e alla Fnomceo








