BOLOGNA – Una branca della medicina più di tutte somiglia alla fotografia. Come chi lavora con le immagini infatti, anche i professionisti dell’anatomia patologica devono studiare i dettagli dei negativi per fare una diagnosi. E questa è stata per molto tempo la doppia vita e passione di Vincenzo Stracca Pansa, ora medico in pensione, che ha camminato in città e in mezzo al mondo sempre con una Leica attorno al collo. Mentre poi dentro al laboratorio guardava a fondo i vetrini per capire di che tumore si trattasse.

Lo racconta al Polo Roncati di via Sant’Isaia (fino al 21 giugno, lun-ven 9-19, sabato 9-14), con gli scatti realizzati nel Corno d’Africa dal fotoreporter Giulio Di Meo, che firma i lavori esposti in collaborazione con Terzo Tropico e QR Photogallery. “Beyond Borders” è il titolo della mostra e del libro edito da Pendragon con le foto di Di Meo e testi di Antonio Oleari e Vincenzo Stracca Pansa. Un reportage sul Corno d’Africa per provare spiegare come le immagini possano ancora salvare il mondo ed esserne una cura.

Nel 1996, da giovane medico, la sua prima missione in questo continente dove la parola cancro sembrava destinata a rimanere solo un neologismo occidentale. «In molti mi hanno considerato matto - racconta l’anatomopatologo - Pensavano che lì servissero solo pediatri, chirurghi, che sarebbero prevalsi, come da immaginario comune, colera o diarree. E che i tumori non si sarebbero mai diffusi con questa entità. Ma queste visioni sono state smentite».