Il principio del rituale è nell’attesa che ritorni il tempo circolare, e geometrico, della cerimonia. Che accade ogni quattro anni e dà valore alla comunità. Coloro che partecipano sentono addosso, nelle voci, nei passi camminati, il significato di esserci. Tra quattro anni chissà dove saranno, se ci saranno.

Ed è nel crossover generazionale che il paesaggio diventa passaggio, tra bambini e nonni, genitori e fratelli, zie lontane e sorelle vicine, quando nessuno vuol restare a casa. Si sta in strada con le altre persone, nel labirinto del borgo Casamale di Somma Vesuviana. Stasera è tempo della Festa delle Lucerne. O meglio, stasera si compirà il rito, considerando i giorni che lo precedono come un sentimentale avvicinarsi all’accensione delle fiammelle all’imbrunire e al distribuirsi armonioso di forme lignee – esagoni, cerchi, triangoli, quadrati, a seconda della propria appartenenza – con cui sono arredate le viuzze. Un poker di cardini significativi rende più collettiva la serata, incrociando i concetti di memoria, legalità, resilienza e prospettiva. Sono tante le associazioni e i comitati o i singoli che si radunano e si ritrovano intorno a questa celebrazione. In ottica liturgica, il calendario propone il rito legato alla Madonna della Neve, che si festeggiata oggi. Ma c’è chi crede nella sovrapposizione di San Domenico, secondo antiche formule di martirologio dell’età romana. Gli storici non dimenticano che il primo documento ufficiale riporta all’agosto 1757 quando su un foglio veniva testualmente firmato: “Esito di grana cinquanta pagate per compra di carta per i lampioni ed oglio per li lumi fatti nella festa delle lucernelle”. Simbolicamente, punti luminosi destinati a incendiare il mondo con la parola. Da un lato c’è la devozione, da un altro l’immaginario del popolo.