Le testimonianze dall'Oblast di Odessa di chi è tornato dal fronte con la Russia: «Cure, assistenza psicologica e legale, ci manca tutto»

Da Odessa – «La guerra non finisce quando lasci il fronte. Ti segue anche quando torni a casa». È la frase che Dmytro, ex soldato ucraino, ripete mentre racconta la sua «nuova vita» lontano dalle trincee. È rientrato da poco dalla prima linea nell’est dell’Ucraina, e porta ancora sul corpo i segni delle gravi ferite dell’ultima operazione militare. «Ho perso una gamba, poi mi hanno raggiunto sette schegge», ci dice, indicando le cicatrici che gli segnano le braccia. «Ero disteso a terra, avevo già chiuso gli occhi. Pensavo che fosse finita». Di quell’assalto ricorda ogni istante. La sua brigata perse tre uomini in pochi giorni, mentre l’area in cui combatteva veniva progressivamente accerchiata dalle truppe russe. Il primo congedo promesso – previsto qualche settimana dopo l’operazione – non arrivò mai. «L’ho passato in ospedale – racconta -. Per sei mesi i medici hanno cercato di ricostruirmi la gamba». Oggi Dmytro è un veterano con una disabilità permanente, ma continua a ripetere che andare al fronte era un «dovere» per il futuro di sua figlia. «I russi erano a pochi chilometri da casa nostra. Per impedire che arrivassero da lei, sono andato io da loro».