di
Marta Serafini
Tra Poltava e Kharkiv i distributori di benzina colpiti dai droni russi si susseguono lungo la strada. Per Mosca sono obiettivi militari, per Kiev infrastrutture civili
DALLA NOSTRA INVIATA KHARKIV - La guerra adesso ha anche l'insegna delle stazioni di servizio. Non più soltanto i posti di blocco, le buche sull'asfalto, i convogli militari, i cartelli che indicano la distanza dal fronte. Lungo la strada compaiono una dopo l'altra le pensiline sventrate, le pompe annerite, i minimarket senza vetri, i piazzali pieni di lamiere. In alcuni tratti i distributori colpiti sono su entrambi i lati della carreggiata, come se qualcuno avesse seguito la mappa dei rifornimenti e l'avesse trasformata in una lista di bersagli. Solo nel tratto di strada tra Poltava e Kharkiv ne abbiamo viste una trentina. Una sequenza.
Le stazioni ancora aperte hanno cambiato faccia. Reti sopra le pompe, sacchi di sabbia davanti ai vetri, ingressi schermati, piazzali ridotti all'essenziale. Sembrano stazioni militari, ma restano distributori: posti dove ci si ferma per un caffè, un bagno, un hot dog preso di corsa, una tanica, cinque minuti di Wi-Fi. Solo che adesso quei cinque minuti pesano. Si scende, si fa il pieno, si guarda il cielo, si riparte.







