Spostarsi da un continente all'altro in una corsa contro il tempo, gestendo l'ansia di ritardi e cancellazioni dei voli, i controlli di sicurezza negli aeroporti e il monitoraggio costante, ogni 20 minuti, di una valigetta speciale. Sono le missioni speciali dei 140 volontari del Nucleo Operativo di Protezione Civile, associazione fondata 34 anni fa a Firenze da Massimo Pieraccini con l’obiettivo di trasportare midollo osseo e cellule staminali, compatibili con pazienti gravi in Italia, da qualsiasi luogo del mondo. Persone di ogni età, che necessitano del trapianto come unica possibilità di salvezza. «Tante persone sentono il desiderio di essere utili al prossimo e questa è la motivazione principale che spinge i nostri volontari, persone dai 30 agli 80 anni, a svolgere compiti da supereroi”, ci racconta Pieraccini, che aggiunge: “Come i supereroi volano ovunque nel mondo e affrontano missioni molto complesse, avendo solo 72 ore di tempo utile per la consegna negli ospedali della sacca con cellule staminali o midollo osseo”. Persone comuni, pensionati, liberi professionisti, dipendenti che svolgono questi compiti in anonimato. “Se in 34 anni di attività abbiamo superato 17mila vite salvate, senza mai aver fallito una consegna, è grazie al loro enorme impegno. I nostri volontari non ci abbandonano per polemica o per stanchezza, ma per l’avanzare dell’età, nonostante l’enorme entusiasmo che conservano”, aggiunge il fondatore. Per approfondire l’attività di questi “supereroi anonimi” abbiamo raccolto la testimonianza di Daniele De Martinis, 53 anni, ex militare dell'Esercito che, dopo il periodo di formazione sul campo effettuato dallo staff del Nucleo Operativo di Protezione Civile (NOPC), oggi è impegnato nelle missioni intercontinentali, tra le più complesse da gestire. De Martinis, come funziona questa complessa macchina organizzativa? “Il registro italiano si collega con gli altri 134 database sparsi nel mondo per trovare la compatibilità tra un donatore e un paziente in attesa in Italia. Quando scatta il match, il registro contatta il NOPC ed entra in gioco la nostra sala operativa, attiva H24 e 7 su 7, che individua il volontario più idoneo per la missione, che può essere in Italia, in Europa o in altri continenti, e organizza tutto nei minimi dettagli: biglietti aerei, prenotazioni alberghiere, documentazioni. Il volontario deve arrivare in aeroporto e partire per raggiungere l'ospedale di prelievo, ritirare la sacca e volare, o comunque tornare, verso il centro trapianti in Italia per la consegna nel minore tempo possibile e non oltre le 72 ore”. Quanti sono i volontari a svolgere questo servizio? “Siamo circa 140 volontari operativi, distribuiti principalmente in Italia, e alcuni all'estero, in Francia, Spagna, Regno Unito e Sud America. Oltre al registro italiano, serviamo in pianta stabile anche il registro spagnolo della Fondazione Carreras e quello argentino”. Quanti viaggi effettuate all'anno? “I volumi annuali variano molto a seconda delle necessità dei pazienti: nell’ultimo anno abbiamo effettuato 1100 missioni”. Come si passa dalla ricerca del donatore al viaggio vero? “Io sono anche volontario dell’Associazione Donatori Midollo Osseo. Andiamo nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi a iscriversi al registro italiano: basta un prelievo di sangue o un tampone salivare. L'iscrizione si può fare entro i 35 anni e si rimane iscritti fino a 55 anni di età. Quando scatta la compatibilità e il donatore conferma la disponibilità, servono 30/40 giorni per i controlli medici sul donatore e preparare il paziente. Circa una settimana prima del prelievo la richiesta arriva al NOPC. La sala operativa seleziona il volontario più idoneo, valutando la conoscenza della lingua inglese, fondamentale per le tratte estere, e la resistenza a viaggi lunghi e faticosi”. Qual è l'aspetto più delicato di ogni missione? “La gestione della temperatura. La sacca con le cellule o midollo è riposta in una doppia busta, avvolta in teli protettivi e posizionata in un frigo con panetti di ghiaccio. Dobbiamo mantenerla rigorosamente tra i 2 e gli 8 gradi centigradi. All'interno c’è una sonda collegata a un data logger, un termometro che controlliamo ogni 20-30 minuti. Se la temperatura si abbassa troppo, usiamo del polistirolo per distanziare il ghiaccio; se si alza, avviciniamo i panetti alla sacca. Anche durante i voli intercontinentali, lunghi molte ore, a volte anche di notte, non si può dormire, perché la temperatura va monitorata continuamente. Quando hai nelle mani la vita di un'altra persona da portare a destinazione, ci deve essere un forte senso di responsabilità”. Incontrate problemi ai controlli di sicurezza negli aeroporti? “La valigetta contenente le cellule non può mai passare sotto i raggi X del metal detector negli aeroporti e, anche se abbiamo una documentazione ufficiale del centro trapianti e del registro, in Paesi particolarmente esposti a rischi di sicurezza, come Israele o Stati Uniti, i controlli sono inflessibili. In quei casi dobbiamo estrarre manualmente la sacca, avvolta nei teli, far passare solo il contenitore rigido con i ghiacci sotto i raggi X per pochissimi secondi e poi ricomporre il tutto subito dopo per evitare sbalzi termici. In Europa, di norma, si limitano a effettuare i test sugli esplosivi e sostanze stupefacenti”. E se un volo viene cancellato mentre si ha il kit in mano? “Succede. Alcuni mesi fa mi trovavo negli Stati Uniti e in quel caso, senza farsi prendere dal panico, ho contattato immediatamente la sala operativa H24, dove gli operatori prenotano il volontario sul primo volo disponibile, garantendo che la sacca arrivi in Italia nel minor tempo possibile”. Qual è stata la missione più complessa che ha dovuto gestire? “Paradossalmente la mia prima missione. Quattro anni fa, d'estate: dovevo consegnare una sacca in Friuli Venezia Giulia, ma c'erano enormi incendi sul Carso. Autostrade e tratte ferroviarie bloccate, l'aeroporto a mezzo servizio. Insieme con un altro volontario del posto siamo riusciti a evitare tutte le strade chiuse, percorrendo vie secondarie e stradine di campagna, consegnando la sacca in ospedale perfettamente in tempo”. In quali Paesi viaggiate più spesso? "Faccio parte del gruppo abilitato alle tratte intercontinentali. Sono stato diverse volte in molte città degli Stati Uniti, in Cile e in Israele. Israele, Germania e Polonia sono tra i Paesi da cui importiamo di più, perché hanno registri di donatori molto ampi. Per fare un paragone, l'Italia ha circa 750 mila iscritti al registro, la Germania ne ha circa 9 milioni: è naturale che vi sia una probabilità statistica più alta di trovare lì il ‘match’. Poche settimane fa, il nostro fondatore ha dovuto affrontare una missione molto complessa, da Perth, in Australia, a Buenos Aires, in Argentina, per conto di un registro estero che ha richiesto il nostro servizio”. Sapete a chi consegnate le sacche? “L'anonimato è assoluto, sia sul donatore sia sul paziente. Sappiamo, però, che si tratta di persone affette da patologie gravi del sangue, come le leucemie. A me è capitato di fare consegne in ospedali pediatrici e l'impatto emotivo richiede una forza di controllo enorme. I trapianti di midollo o di cellule staminali salvano letteralmente la vita di persone con patologie del sangue. Quando la chemioterapia e la radioterapia non bastano per la guarigione, l'unica possibilità di sopravvivenza è un determinato donatore, con un livello di compatibilità di uno su 100 mila”. Che cosa spinge persone come lei a mettere a disposizione il proprio tempo gratuitamente per compiti così complessi? “Metterci a disposizione degli altri è un'attitudine che per molti di noi è innata. C'è chi lo fa per restituire il bene ricevuto nella vita ad altre famiglie e chi, come me, crede semplicemente che il bene fatto prima o poi ritorni. Personalmente, quando ho scoperto il NOPC, ho fatto il corso d'addestramento e sono partito, ma posso dirle che la stanchezza di queste missioni sparisce davanti alla soddisfazione di averla portata a termine”. Che profilo hanno i volontari del NOPC? “Molti sono pensionati o liberi professionisti che riescono a gestire autonomamente i propri orari. Ma ci sono anche dipendenti pubblici o privati che mettono a disposizione i propri giorni di ferie per svolgere missioni internazionali”. Festività, weekend, emergenze: il vostro è un servizio che non si ferma mai? “Per noi non esiste Natale, Capodanno o Ferragosto. Se un trapianto è programmato per il 2 gennaio, il volontario parte il 31 dicembre e passa il Capodanno in viaggio per prelevare la sacca il 1° gennaio. Abbiamo viaggiato anche durante il lockdown per il Covid, con aerei e aeroporti completamente deserti, perché i trapianti salvavita non potevano essere sospesi. È un lavoro di squadra formidabile, reso possibile soprattutto dall'incredibile lavoro della nostra sala operativa”.
“Le nostre corse contro il tempo per salvare vite”
Il racconto di Daniele De Martinis, uno dei volontari Nucleo Operativo di Protezione Civile, l’associazione fondata 34 anni fa a Firenze con l’obiettivo di tra…








