Un’eclissi di Sole ha sempre un significato speciale. Nei tempi antichi sembrava il preludio della fine del mondo. Ai giorni nostri può ancora dare da pensare: la Luna si interpone fra noi e il disco del Sole e lo oscura, esattamente come fa una nostra mano se viene passata di fronte a una lampada accesa. Il cielo e la Terra sono retti da leggi fisiche uguali: non è un concetto scontato, è solo da pochi secoli che lo abbiamo capito. E l’eclissi è l’occasione in cui anche la persona comune, e non solo gli astronomi, può averne la verifica diretta, come se partecipasse, direttamente, a un colossale esperimento di laboratorio. Questo per quanto riguarda l’aspetto razionale. Quanto a quello emotivo, la scomparsa, anche solo parziale, del Sole in cielo provoca un senso di sgomento, differente dal semplice transito di una nuvola. Uno sgomento che avvertono gli uomini e gli animali. Chi scrive ricorda l’eclissi a cui assistito nel 1999: la tonalità fredda, metallica, della poca luce solare residua, e gli uccelli in cielo che all’improvviso smisero di cantare, rendendosi conto che stava succedendo qualcosa di fuori dal comune. Se ne scriviamo è perché l’occasione sta per ripresentarsi: ogni tanto ci viene riferito di eclissi di Sole in posti esotici, ma stavolta, finalmente, tocca a noi. Il prossimo 12 agosto in Europa potremo assistere a un’eclissi solare. In Italia non sarà totale e, comunque, godremo anche noi della nostra bella parte di spettacolo, perché al Nord il disco della Luna coprirà quasi al 95% quello del Sole (la quota sarà inferiore al Centro e nel Sud) e la luce di un tardo pomeriggio estivo si abbasserà rapidamente per un minuto o due. Per la gente comune l’eclissi è uno spettacolo, ma per gli astronomi ha ancora un interesse scientifico? Paolo Romano, fisico solare dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), risponde allo “Specchio” di sì: “Un’eclissi permette di studiare la corona solare. È vero che oggi, a differenza che in passato, disponiamo di coronografi che ci consentono di simulare un’eclissi in qualunque giorno, oscurando il disco del Sole e isolando la luce della corona. Però il coronografo ha un difetto, che non si può eliminare: disturba la luce molto vicina al disco solare. Lo stesso non succede quando a oscurare il Sole è il disco della Luna. Perciò l’Inaf sta per inviare una squadra in Islanda, dove l’eclissi sarà totale e ben visibile”. Ecco, ci sono i viaggi a scopo scientifico e quelli per turismo. Ogni volta che viene annunciata un’eclissi di Sole si mette in moto un grande business: c’è chi vuol farsi trovare all’appuntamento al momento giusto, proprio là dove la scomparsa del disco solare sarà totale. A volte bisogna andare fino in Patagonia o in Australia, stavolta c’è la fortuna di poter restare in Europa, e in particolare sarà comodo raggiungere la Spagna. Infatti la “fascia di totalità” (questo il termine tecnico) del cono d’ombra completa attraverserà la penisola iberica in diagonale, mentre in direzione Nord-Ovest coprirà l’Islanda e la Groenlandia. Attenzione: l’eclissi non ha alcun rispetto per i confini degli Stati, perciò, quando si dice Spagna, non si intende tutto il Paese, ma una striscia di territorio larga qualche decina di chilometri (discorso analogo per Islanda e Groenlandia). Nella penisola iberica, fra le città interessate, ci saranno Bilbao, La Coruña, Valladolid, Saragozza, Valencia, Tarragona e Palma di Maiorca. Scegliere una di queste destinazioni è più sensato che puntare sull’estremo Nord per i viaggiatori comuni, mentre l’Islanda, spiega ancora Romano dell’Inaf, “sarà preferibile per le osservazioni scientifiche”. Lo spettacolo sarà attraente, ma bisogna raccomandare massima prudenza. D’istinto, nessuno di noi guarda fisso, in maniera diretta, il disco solare, però quel 12 agosto saranno in tanti a puntare gli occhi proprio in quella direzione, e sarà bene farlo solo usando protezioni adeguate, perché altrimenti c’è il rischio, anzi c’è la certezza, di subire danni alla retina, che possono anche essere permanenti. I normali occhiali da Sole, per quanto scure siano le lenti, non bastano a proteggerci, e guai a chi si facesse venire l’idea di osservare la corona solare a occhio nudo, o usando binocoli, cannocchiali o telescopi non muniti di filtro. Qualunque dispositivo si usi per guardare l’eclissi deve essere certificato secondo la norma Iso 12312-2 (la sigla è stampata sui filtri), se si vuole fare l’esperienza in completa sicurezza. D’altro canto, c’è da dire per millenni la norma Iso 12312-2 nessuno sapeva che cosa fosse. In occasione dell’eclissi del 1999 un grande giornalista de "La Stampa”, Gianpaolo Ormezzano, raccontava di aver osservato, nella sua gioventù, un’eclissi di Sole attraverso il fondo di vetro (molto spesso) di un bottiglione, di quelli di colore verde che erano comuni una volta per la vendita del vino. Ma nel 1999 Ormezzano non ricorse allo stesso sistema artigianale, un po’ perché i bottiglioni verdi non erano più tanto facili da trovare e un po’ perché nel frattempo era diventato consapevole dei pericoli che comportavano per gli occhi. Chiude Paolo Romano dell’Inaf: "Il 2 agosto del 2027 ci sarà un’altra eclissi totale, che stavolta interesserà l’Italia, e soprattutto l’isola di Lampedusa”. Insomma, per noi italiani sarà un eclissi a chilometro zero.