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Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity Electa, Triennale Milano, 2026. Catalogo della mostra, ricco di contributi.
«Fare una mostra a Milano fa paura», rivelava Massimo Vignelli in un’intervista alla rivista Modo nel 1981. Ma anche fare una mostra sui Vignelli, a Milano, forse, per molto tempo ha fatto paura. Sono passati 46 anni dall’ultima grande esposizione del loro lavoro, al pac nel 1980. Ora la città torna a celebrare la coppia di designer con Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity, un’ampia esposizione alla Triennale curata da Francesca Picchi e Marco Sammicheli con Thomas Kronbichler e Martin Kerschbaumer di Studio Mut, studio di grafica di Bolzano. Il progetto espositivo, essenziale, è di Jasper Morrison e David Saik, che ci guidano attraverso le sezioni dei numeri bianchi
in sans serif posti su tondi neri, che evocano la segnaletica della metropolitana di New York, forse il lavoro di Massimo Vignelli che più di tutti ha raggiunto lo status di icona pop. E dire che col pop i Vignelli non hanno mai spartito nulla, essendo i designer italiani che più di tutti hanno rappresentato lo spirito modernista: un movimento totale, il Modernismo con la “M” maiuscola, che ha abbracciato ogni campo della progettazione diventando filosofia. Uno degli ultimi grandi “-ismi” del ’900: una religione utopica i cui discepoli si sono fatti carico del compito di combattere contro l’entropia del mondo, la decorazione, le mode e la volgarità. «I Vignelli avevano una convizione sociale, che il design sia per tutti e che quindi debba essere prodotto in larga scala, ma hanno sempre lottato contro le mode e contro questo aspetto del capitalismo, di fare delle cose che diventano subito vecchie», racconta Kronbichler di Studio Mut. Sono le parole di chi fa il mestiere dei Vignelli a distanza di decine d’anni, e con uno spirito che si può definire di gioiosa ribellione contro il modernismo: «L’ideale moderno ci ha formati, ma penso sia normale, dopo essere stati tanto tempo dentro questa ideologia, avere voglia di ribellarsi».






